David Gilmour: Live At Pompeii

Dopo la riedizione di The Wall di Roger Waters due anni fa, arriva nelle sale un’altra rievocazione targata Pink Floyd, questa volta del chitarrista David Gilmour, con i due concerti tenuti con la sua band nell’anfiteatro di Pompei nel 2016.
Era il 1971 quando la formazione britannica, già orfana di Syd Barrett, varcava le soglie degli scavi ai piedi del Vesuvio per un concerto leggendario, che ebbe come pubblico solo i volti straordinari ritratti nei dipinti e nei mosaici riportati alla luce dagli archeologi dopo l’eruzione del 79 d.c. Si era alla vigilia di The Dark Side Of The Moon, cui si faceva cenno in qualche scena girata in studio, l’album che avrebbe cambiato la storia del gruppo portandolo al vertice della popolarità e delle classifiche di vendita nel mondo.
Fa specie che Waters e Gilmour si siano trasformati in una sorta di tribute band dei Pink Floyd, dato che molta parte del repertorio che portano in scena (soprattutto Gilmour) appartiene al periodo in cui militavano nello stesso gruppo, ma tant’è.
In realtà in questo nuovo Live At Pompeii (chissà perché con due i?) la band del chitarrista inglese esegue un solo brano contenuto anche nel film di 46 anni fa, lo strumentale One Of These Days (da Meddle), mentre il resto della playlist appartiene al periodo post Dark Side.. – The Great Gig In The Sky, Wish You Were Here, High Hopes, Shine On You…, What Do You Want From Me, Time, Sorrow, Comfortably Numb – o al suo repertorio personale più recente – Rattle That Lock, Faces Of Stone, A Boat Lies Waiting, In Any Tongue.
Un pubblico necessariamente poco numeroso e accalcato nell’arena dell’anfiteatro (le gradinate non sono agibili) assiste al primo vero concerto dopo quasi duemila anni. È un fatto storico di indubbia rilevanza e sarà stato sicuramente emozionante essere lì mentre accadeva. Al cinema, però, le cose sono un po’ diverse: al di là della eccellente definizione del suono e delle immagini (Audio Dolby Atmos e 4K), la suggestione del luogo va a perdersi nelle riprese standard tipiche di un normale concerto rock, per di più su un palco abbastanza ristretto per una formazione così numerosa e spettacolare, che ci ha abituato a ben altri spazi ed effetti speciali.
Tra i componenti la band di Gilmour si segnalano i due tastieristi Greg Phillinganes, da almeno quarant’anni presente in migliaia di produzioni funk, jazz, fusion, pop e Chuck Leavell, una vera leggenda, ex pianista degli Allman Brothers e in forza da decenni ai Rolling Stones.
Il nuovo Live At Pompeii è uscito in doppio cd, blue-ray, doppio dvd, doppio cd + blu-ray deluxe edition boxset, boxset da 4 lp, con scalette ampliate rispetto alla versione proiettata in sala, che dura meno di due ore.

Giulio Cancelliere

Partenze

trenovaporecastagnemarradiQuando da bambino ti accorgi che attorno a te, oltre ai giocattoli, sono spuntati un pianoforte, un basso Meazzi, una chitarra elettrica Eko, qualche volta appare una batteria Hollywood, poi un Hammond L100, un piano elettronico Crumar seguito da un organo GEM e un piano elettrico Rhodes, una cassa per basso da 100w Marshall rossa, arrivata da Londra sul portapacchi di una Simca 1000 targata MI A16873; sulla fonovaligia stereo di Selezione e sul magnetofono Castelli le Fiabe Sonore dei Fratelli Fabbri sono state soppiantate da In-A-Gadda-Da-Vida e Atom Heart Mother, Very Heavy Very Humble e Demons And Wizards, Led Zep I e II, Pictures At An Exibhition e Tarkus, This Was e Thick As A Brick, Genesis Live e Paranoid, The Crazy World Of Arthur Brown, Live Cream, Lady Soul, White Album, Close To The Edge, Machine Head e Made In Japan; quando il massimo del sentirsi “grandi” è scendere in cantina per sentire come suonano forte i ragazzi del “complesso” ed essere mal sopportato perché giù ci sono anche le ragazze e tu hai solo 10 anni e sei troppo piccolo per vedere certe cose, “che poi magari le racconti a casa”; quando caparbiamente tenti di imitare quello che hai sentito sui dischi e passi ore a riascoltare sempre gli stessi dieci secondi in cui quel demonio suona qualcosa che non riesci a capire e ogni volta ti alzi dal piano, sollevi il braccio del giradischi, lo posi con impazienza su quel punto maledetto, che dopo ore di insistenza si sta inesorabilmente deteriorando fino a diventare inascoltabile e lì la puntina d’ora in poi salterà sempre; ecco, a quel punto cominci a pensare che la musica rappresenterà molto probabilmente qualcosa di importante nella tua vita, tra ossessione ed estasi, incubo e sogno, molestia e libidine, depressione ed euforia,  conflitto e complicità, solitudine e condivisione.
È per questo che la strage di musicisti a cui stiamo assistendo da cinque o sei anni a questa parte, musicisti che hanno rappresentato un bel pezzo di storia della musica del dopoguerra, soprattutto dagli anni Sessanta in poi, quando il rock, in tutte le sue forme e correnti, ha invaso le nostre case dalla radio, ma, soprattutto, dagli impianti stereo più o meno costosi e sofisticati, ci lascia basiti, stupefatti e anche un po’ irritati. Non a caso molti di loro sono settantenni, nati in quegli anni Quaranta che rappresentano una sorta di generazione aurea per la musica che verrà di lì a poco.
Restiamo increduli perché non pensavamo possibile che i nostri eroi idealizzati come invincibili ribelli, geni creativi irrefrenabili, potessero morire a un’età banale come settant’anni, in un letto d’ospedale, con la flebo al braccio come un qualsiasi malato terminale: gli eroi se ne vanno giovani, ventenni, bruciando in fretta, un attimo di incandescenza, un lampo e via, spenti. Oppure vecchissimi, come il Dustin Hoffman del Piccolo Grande Uomo, incartapecorito, ma con mille storie, mille avventure da raccontare e tramandare.
Partirsene a settant’anni, senza preavviso, senza biglietto, al buio, come clandestini, è uno sfregio a noi che li abbiamo ammirati, seguiti, venerati, appesi alle pareti delle nostre stanze, difesi dai detrattori e, talvolta, messi da parte per poi recuperarli anni dopo durante nostalgiche fasi di revival.
E poi, come si permettono? Con sé si portano via anche un pezzo della nostra vita, il pezzo più bello, fresco, rorido, denso di aspettative, speranze, sogni.
Lasciandoci più soli e disperati.

Giulio Cancelliere

Partiti nel 2010
James Moody, sassofonista e flautista statunitense (n. 1925)
Roberto Pregadio, compositore, pianista e direttore d’orchestra italiano (n. 1928)
Lelio Luttazzi, attore, cantante e direttore d’orchestra italiano (n. 1923)
Hank Jones, pianista e compositore statunitense (n. 1918)
Peter Van Wood, chitarrista, cantante e astrologo olandese (n. 1927)
Herb Ellis, chitarrista statunitense (n. 1921)
Nicola Arigliano, cantante e attore italiano (n. 1923)
Ronnie James Dio, cantautore statunitense (n. 1942)
Abbey Lincoln, cantante, compositrice e attrice statunitense (n. 1930)
Oscar Avogadro, paroliere, cantante e compositore italiano (n. 1951)
Solomon Burke, cantante statunitense (n. 1940)
Remo Germani, cantante italiano (n. 1938)
Gregory Isaacs, cantante giamaicano (n. 1951)
Captain Beefheart, cantante, musicista e pittore statunitense (n. 1941)
Teddy Pendergrass, cantante, paroliere e compositore statunitense (n. 1950)
Malcolm McLaren, produttore discografico e cantante britannico (n. 1946)
Lena Horne, cantante, attrice e danzatrice statunitense (n. 1917)
Gepy & Gepy, cantante, compositore e produttore discografico italiano (n. 1943)
Ben Keith, musicista e produttore discografico statunitense (n. 1937)
Bruno De Filippi, musicista e compositore italiano (n. 1930)
Bill Dixon, musicista, compositore e educatore statunitense (n. 1925)

Partiti nel 2011
Mick Karn, musicista cipriota (n. 1958)
Gerry Rafferty, cantautore scozzese (n. 1947)
Poly Styrene, cantante e musicista britannica (n. 1957)
Gil Scott-Heron, poeta e musicista statunitense (n. 1949)
Paul Motian, batterista, compositore e musicista statunitense (n. 1931)
Gary Moore, chitarrista e cantante britannico (n. 1952)
Hubert Sumlin, chitarrista e cantante statunitense (n. 1931)
Dobie Gray, cantante e cantautore statunitense (n. 1940)
Cesária Évora, cantante capoverdiana (n. 1941)
George Shearing, pianista e compositore britannico (n. 1919)
Pinetop Perkins, pianista statunitense (n. 1913)
Bob Brookmeyer, trombonista, compositore e pianista statunitense (n. 1929)
Joe Morello, batterista statunitense (n. 1928)
Sam Rivers, sassofonista, polistrumentista e compositore statunitense (n. 1923)
Clarence Clemons, sassofonista statunitense (n. 1942)
Alan Rubin, trombettista statunitense (n. 1943)

Partiti nel 2012
Ravi Shankar, musicista e compositore indiano (n. 1920)
Lucio Dalla, musicista, cantautore e attore italiano (n. 1943)
Scott McKenzie, cantante statunitense (n. 1939)
Dave Brubeck, pianista e compositore statunitense (n. 1920)
Robin Gibb, cantante, compositore e arrangiatore mannese (n. 1949)
Etta James, cantante statunitense (n. 1938)
Joe Byrd, musicista statunitense (n. 1933)
Bob Welch, musicista statunitense (n. 1945)
Franco Ceccarelli, musicista e produttore discografico italiano (n. 1942)
Lucia Mannucci, cantante italiana (n. 1920)
Nico Tirone, cantante italiano (n. 1944)
Levon Helm, batterista, cantante e attore statunitense (n. 1940)
Giorgio Consolini, cantante italiano (n. 1920)
Éric Charden, cantante, cantautore e scrittore francese (n. 1942)
Jon Lord, compositore, pianista e organista britannico (n. 1941)
Alida Chelli, attrice e cantante italiana (n. 1943)
Earl Scruggs, suonatore di banjo, chitarrista e compositore statunitense (n. 1924)
Doc Watson, cantautore e chitarrista statunitense (n. 1923)
Pete Cosey, chitarrista statunitense (n. 1943)
Terry Callier, chitarrista e cantautore statunitense (n. 1945)
Huw Lloyd-Langton, chitarrista inglese (n. 1951)
Arvid Andersen, bassista inglese (n. 1945)
Donald Dunn, bassista, produttore discografico e cantautore statunitense (n. 1941)
Bob Birch, bassista statunitense (n. 1956)
Lee Dorman, bassista statunitense (n. 1942)
Ronnie Montrose, chitarrista statunitense (n. 1947)
Lucio Quarantotto, cantautore e compositore italiano (n. 1957)

Partiti nel 2013
Alvin Lee, chitarrista, cantante e compositore britannico (n. 1944)
Richie Havens, cantante e chitarrista statunitense (n. 1941)
Bob Brozman, chitarrista e musicista statunitense (n. 1954)
Georges Moustaki, paroliere e cantante greco (n. 1934)
Little Tony, cantante e attore sammarinese (n. 1941)
Bobby Bland, cantante e musicista statunitense (n. 1930)
Valerio Negrini, musicista e paroliere italiano (n. 1946)
George Jones, cantautore e musicista statunitense (n. 1931)
Massimo Catalano, musicista, trombettista e personaggio televisivo italiano (n. 1936)
Armando Trovajoli, pianista, compositore e direttore d’orchestra italiano (n. 1917)
Bebo Valdés, pianista e compositore cubano (n. 1918)
Ray Manzarek, pianista statunitense (n. 1939)
George Duke, pianista, tastierista e produttore discografico statunitense (n. 1946)
Cedar Walton, pianista e compositore statunitense (n. 1934)
Roger LaVern, musicista britannico (n. 1938)
Pino Massara, musicista, compositore e produttore discografico italiano (n. 1931)
J.J. Cale, cantautore e musicista statunitense (n. 1938)
Pete Haycock, musicista e compositore britannico (n. 1951)
Yusef Lateef, musicista e compositore statunitense (n. 1920)
Enzo Jannacci, cantautore, cabarettista e attore italiano (n. 1935)
Franco Califano, cantautore, paroliere e produttore discografico italiano (n. 1938)
Piero Finà, cantautore e scrittore italiano (n. 1942)
Corrado Castellari, cantautore e compositore italiano (n. 1945)
Gipo Farassino, cantautore, attore e politico italiano (n. 1934)
Tony Sheridan, cantautore e chitarrista britannico (n. 1940)
Kevin Ayers, cantautore, chitarrista e bassista inglese (n. 1944)
Peter Banks, chitarrista britannico (n. 1947)
Jackie Lomax, cantante e chitarrista britannico (n. 1944)
Oscar Castro-Neves, chitarrista, arrangiatore e compositore brasiliano (n. 1940)
Philip Chevron, chitarrista e cantante irlandese (n. 1957)
Lou Reed, cantautore, chitarrista e poeta statunitense (n. 1942)
Jim Hall, chitarrista statunitense (n. 1930)
Roberto Ciotti, chitarrista italiano (n. 1953)
Claudio Rocchi, cantautore, bassista e conduttore radiofonico italiano (n. 1951)
Jimmy Fontana, cantautore, contrabbassista e attore italiano (n. 1934)
Nic Potter, bassista britannico (n. 1951)
Trevor Bolder, bassista britannico (n. 1950)
George Gruntz, tastierista e compositore svizzero (n. 1932)
Donald Byrd, trombettista statunitense (n. 1932)

Partiti nel 2014
Dennis Frederiksen, cantante statunitense (n. 1951)
Shirley Temple, attrice, cantante e ballerina statunitense (n. 1928)
Freak Antoni, cantautore, scrittore e poeta italiano (n. 1954)
Francesco Di Giacomo, cantante italiano (n. 1947)
Massimo Castellina, fisarmonicista e cantante italiano (n. 1970)
Bambi Fossati, cantante, compositore e chitarrista italiano (n. 1949)
Gerry Goffin, paroliere e cantante statunitense (n. 1939)
Horace Silver, pianista e compositore statunitense (n. 1928)
Johnny Winter, chitarrista e cantante statunitense (n. 1944)
Dick Wagner, chitarrista e cantante statunitense (n. 1942)
Peret, cantante spagnolo (n. 1935)
John Gustafson, bassista e cantante britannico (n. 1942)
Tim Hauser, cantante, produttore discografico e arrangiatore statunitense (n. 1941)
Jack Bruce, musicista, compositore e cantante scozzese (n. 1943)
Jimmy Ruffin, cantante statunitense (n. 1936)
Alfredo Cohen, cantante e attore italiano (n. 1942)
Bobby Keys, sassofonista statunitense (n. 1943)
Udo Jürgens, cantante austriaco (n. 1934)
Joe Cocker, cantante britannico (n. 1944)
Carlo Bergonzi, tenore italiano (n. 1924)
Alessandro Centofanti, musicista, tastierista e pianista italiano (n. 1952)
Mango, cantautore, musicista e scrittore italiano (n. 1954)
Joe Lala, attore, doppiatore e musicista statunitense (n. 1947)
Giorgio Gaslini, compositore, direttore d’orchestra e pianista italiano (n. 1929)
Joe Sample, pianista e compositore statunitense (n. 1939)
Renato Sellani, pianista italiano (n. 1926)
Davide Santorsola, pianista e compositore italiano (n. 1961)
Jesse Winchester, cantautore e musicista statunitense (n. 1944)
Gennaro Petrone, musicista e compositore italiano (n. 1958)
Bruno Aragosti, musicista e arrangiatore italiano (n. 1924)
Mario Costalonga, musicista italiano (n. 1932)
Bobby Womack, cantautore e chitarrista statunitense (n. 1944)
Manitas de Plata, chitarrista francese (n. 1921)
Ronny Jordan, chitarrista britannico (n. 1962)
Paco de Lucía, chitarrista e compositore spagnolo (n. 1947)
Pete Seeger, cantautore e compositore statunitense (n. 1919)
Aldo Donati, cantautore, attore e conduttore televisivo italiano (n. 1947)
Bob Crewe, cantautore e produttore discografico statunitense (n. 1931)
Ian McLagan, tastierista, polistrumentista e cantautore britannico (n. 1945)
Charlie Haden, contrabbassista statunitense (n. 1937)
Glenn Cornick, bassista britannico (n. 1947)
Kenny Wheeler, trombettista e compositore canadese (n. 1930)
Paul Horn, flautista e sassofonista statunitense (n. 1930)

Partiti nel 2015
Kim Fowley, cantante, musicista e produttore discografico
Edgar Froese, musicista tedesco (n. 1944)
Percy Sledge, musicista e cantante statunitense (n. 1940)
James Last, musicista, compositore e direttore d’orchestra tedesco (n. 1929)
Dieter Moebius, musicista svizzero (n. 1944)
Giancarlo Golzi, batterista, musicista e paroliere italiano (n. 1952)
Allen Toussaint, musicista, compositore e produttore discografico statunitense (n. 1938)
Lemmy Kilmister, cantante, musicista e compositore britannico (n. 1945)
 B.B. King, chitarrista e cantante statunitense (n. 1925)
Marco Tamburini, trombettista e compositore italiano (n. 1959)
Anna Marchetti, cantante italiana (n. 1945)
Jim Diamond, cantante britannico (n. 1951)
Franzl Lang, cantante tedesco (n. 1930)
Natalie Cole, cantante statunitense (n. 1950)
Demis Roussos, cantante e bassista greco (n. 1946)
Maurizio Arcieri, cantante, attore e compositore italiano (n. 1942)
Marisa Del Frate, cantante, attrice e showgirl italiana (n. 1931)
Steve Strange, cantante britannico (n. 1959)
Inezita Barroso, cantante, attrice e compositrice brasiliana (n. 1925)
Daevid Allen, chitarrista, cantante e compositore australiano (n. 1938)
Rodolfo Maltese, chitarrista, trombettista e compositore italiano (n. 1947)
Pino Daniele, cantautore e chitarrista italiano (n. 1955)
John Renbourn, chitarrista e compositore britannico (n. 1944)
Chris Squire, bassista britannico (n. 1948)
Mike Porcaro, bassista statunitense (n. 1955)
Andy Fraser, bassista inglese (n. 1952)
Louis Johnson, bassista e produttore discografico statunitense (n. 1955)
Ben E. King, cantautore statunitense (n. 1938)
John Trudell, attivista, cantautore e attore statunitense (n. 1946)
Andraé Crouch, compositore, cantautore e produttore discografico statunitense (n. 1942)
John Taylor, pianista e compositore britannico (n. 1942)
Aldo Ciccolini, pianista italiano (n. 1925)
Ornette Coleman, sassofonista e compositore statunitense (n. 1930)
Phil Woods, sassofonista statunitense (n. 1931)
Steve Mackay, sassofonista statunitense (n. 1949)
Clark Terry, trombettista e compositore statunitense (n. 1920)

Partiti nel 2016
Vanity, cantante, attrice e modella canadese (n. 1959)
Michel Delpech, cantante francese (n. 1946)
Black, cantante britannico (n. 1962)
Paul Kantner, cantante statunitense (n. 1941)
David Bowie, cantautore, polistrumentista e attore inglese (n. 1947)
Giorgio Gomelsky, imprenditore, produttore discografico e compositore georgiano (n. 1934)
Glenn Frey, cantautore, musicista e attore statunitense (n. 1948)
Maurice White, cantautore, musicista e produttore discografico statunitense (n. 1941)
Naná Vasconcelos, musicista brasiliano (n. 1944)
Keith Emerson, tastierista, pianista e compositore britannico (n. 1944)
Paul Bley, pianista canadese (n. 1932) (continua)

Intervista con Piers Faccini

01Quasi sotto voce e in punta di piedi Piers Faccini, inglese in Francia, nel giro di una decina d’anni e una manciata di album ha fatto dell’Italia la sua terza patria (peraltro parla piuttosto bene la  nostra lingua), dove conta una folta schiera di fan fedeli e affezionati al suo stile cantautorale che tanto attinge dal rock più raffinato, dal blues e dalle radici africane di quest’ultimo. In attesa del suo nuovo disco Between Dogs And Wolves, già disponibile in digitale, ma in vendita nel formato fisico, cd e/o vinile, solo dal gennaio 2014, eccolo “regalare” al suo pubblico una chicca davvero preziosa: un libro con le riproduzioni di diciassette sue opere grafiche realizzate con la tecnica del cut out (una raffinatissima forma di collage cartaceo) e dedicate ad altrettanti personaggi della musica particolarmente significativi per lui (Dylan, Skip James, Nico, Cohen, Springsteen, Pino Daniele, Morissey tra gli altri), accompagnate da un CD con le canzoni abbinate agli artisti. Songs I Love, il titolo chiaro e semplice scelto per questa raccolta nata sul suo sito, dove da tempo si potevano ascoltare cover dei suoi musicisti preferiti, ora riuniti in questa pregiata raccolta.
Non è la tua tecnica pittorica consueta.PiersFaccini-SongsIlove-mrcup-02
“È da un po’ che lavoro con la carta per le mie opere grafiche e la copertina del mio ultimo album Between Dogs And Wolves è il risultato di questa mia vena. Trovo che lavorare con la carta si adatti molto bene al piccolo formato, come quello di un disco e di questo libro.”
È una tecnica molto raffinata, perché l’opera si compone di pochissime parti, anzi, la sezione principale, quella che rappresenta la figura vera e propria, è un pezzo unico, in cui inserisci ritagli colorati per dare profondità, tridimensionalità e ombreggiature quando occorre.
“Sì, ritaglio il cartoncino con un taglierino e realizzo la figura in pezzo unico. Poi aggiungo qualche dettaglio, talvolta vado per tentativi, improvvisando, per vedere che effetto fa.”
Quali sono i tuoi artisti di riferimento, quelli che ti hanno ispirato maggiormente in pittura?
03“Francis Bacon, Lucian Freud, Balthus, Gerhard Richter, Morandi.”
Sono tutti artisti con un tratto molto forte, persino provocatorio a volte.
“Sono artisti che hanno lavorato molto sulla figura umana che è quello che mi interessa:  mi piace rappresentare la percezione del mondo attraverso i volti.”
E come si collegano le canzoni con questi ritratti?
“Suonare la canzone di un altro musicista è come ritrarlo in un dipinto.”
Tuttavia in molti casi hai scelto delle canzoni non particolarmente rappresentative di ciascun artista.
02“Ma lo sono per me. I miei gusti sono piuttosto particolari, come la mia musica.”
Hai realizzato anche dei video seguendo questa tua passione per la carta.
“Sono tre video realizzati con la tecnica stop-motion. Ho scattato ogni singolo fotogramma montato uno di seguito all’altro per dare la sensazione del movimento. È un lavoro molto lungo, ma l’effetto è suggestivo.”
Oltre alle canzoni scrivi dell’altro?
“Poesie. Spero di pubblicare qualcosa nel 2014.
Nel 2014 tornerai anche in Italia per un tour?
“Sì, a marzo: le date saranno a Mantova, Livorno, Bologna, Milano, San Benedetto del Tronto, Roma, Napoli, Bari.”

Le date italiane 2014

venerdì 14 marzo 2014
MANTOVA – Arci Tom
Piazza Tom Benetollo, 1

sabato 15 marzo 2014
LIVORNO – The Cage Theatre
Via del Vecchio Lazzeretto, 20

domenica 16 marzo 2014
BOLOGNA – Locomotiv Club
Via Sebastiano Serlio, 25/2

lunedì 17 marzo 2014
MILANO – Salumeria della Musica
Via Antonio Pasinetti, 4

mercoledì 19 marzo 2014
SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Mathilda Club
Via Ischia Prima, 96 (Grottammare)

giovedì 20 marzo 2014
ROMA – Rising Love
Via delle Conce, 15

venerdì 21 marzo 2014
NAPOLI – Casa della Musica
Via Barbagallo, 115

sabato 22 marzo 2014
BARI – TBA
more news soon

Tutti gli aggiornamenti su http://www.piersfaccini.com

Giulio Cancelliere

20 aprile: Record Store Day

Logo

Il 20 di Aprile 2013 si celebra il Record Store Day, quest’anno giunto alla settima edizione e con Jack White (White Stripes) come testimonial.
Il Record Store Day è la giornata mondiale dedicata ai negozi di dischi, nata negli Stati Uniti con lo scopo di preservare il loro valore culturale e sociale, festeggiata con centinaia di pubblicazioni di cd e vinili in edizione limitata, performance di artisti, incontri con i fan, mostre d’arte e proiezioni di film.
RecordsPer la prima volta in Italia arriva un’iniziativa ‘ufficiale’ che unisce idealmente Milano, Firenze,
Bologna, Torino e Roma, città storicamente molto ‘attive’ in campo musicale. All’interno di alcune
location anche culturalmente diverse fra loro, come un teatro, un auditorium, una cineteca, un club
ed un centro sociale, il focus ‘comune’ è rappresentato dalla proiezione di ‘Last Shop Standing’, il
‘film ufficiale’ del Record Store Day di quest’anno.
‘Last Shop Standing – The Rise, Fall and Rebirth of the Independent Record Shop’ di Pip Piper, ispirato dal libro omonimo di Graham Jones, traccia la rapida ascesa dei negozi di dischi negli anni ’60, ’70 e ’80, dalla nascita del rock’n’roll sino al punk, l’influenza delle charts musicali sulle vendite dei dischi, la nascita del CD e quella delle nuove tecnologie digitali. Testimoni eccellenti sono musicisti come Paul Weller, Billy Bragg, Johnny Marr degli Smiths, Norman Cook, Nerina Pallot, Richard Hawley e Clint Boon, anche un leader dell’industria discografica come Tony Wadsworth, storico boss della Emi inglese e adesso portavoce della Bpi, ma soprattutto loro, gli eroici proprietari dei negozi di dischi inglesi (una straordinaria varietà di caratteristi, tra l’altro). Tutti concordi a testimoniare l’importanza di quel luogo come parte insostituibile della propria adolescenza ed educazione musicale, un avamposto sociale unico
imprescindibile, un crocevia fondamentale per scoprire nuove band, un centro di aggregazione giovanile. E molto altro ancora.
Più che una celebrazione ‘vintage’ e nostalgica però, ‘Last Shop Standing’ getta uno sguardo allettante verso il futuro, sui nuovi negozi di dischi che ancora nascono, è una testimonianza sulla tenacia di coloro che ancora resistono e che intendono rimanere ‘vivi ed orgogliosi’, anche molto tempo dopo la chiusura degli ultimi chain stores musicali.

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Milano – Teatro Dal Verme
http://www.dalverme.org
Firenze – Auditorium Flog
http://www.flog-online.com
Bologna – Cineteca
http://www.cinetecadibologna.it
Roma – Brancaleone
http://www.brancaleone.it
Torino – Astoria
http://www.astoria-studios.com
Per gli eventi collaterali delle singole location potete fare riferimento ai loro siti.
http://www.recordstoreday.com http://www.lastshopstanding.com

Intervista con Luca Sapio

sapio 3Una carriera all’insegna del blues e del soul — con qualche divagazione rock e jazz —, una voce graffiante ed espressiva, credibile sia in inglese, sia in italiano, progetti eterogenei come The Accelerators, Black Friday (con Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion), i Quintorigo di English Garden e ora questo lavoro solista, Who Knows, sognato da tanti anni. Luca Sapio è la via italiana al soul, non solo come autore e interprete autorevole, ma anche come fine intenditore di questa musica così variegata e ricca di sfumature e correnti.
Che cosa ha dato il via al progetto, cosa lo ha fatto scattare?
La consapevolezza di aver sviluppato una personalità musicale all’interno dello stile. Ho iniziato a scrivere i brani di Who Knows in viaggio, in quel limbo che separa i musicisti da una data all’altra fatto di migliaia di chilometri da percorre in macchina, treno, aereo. Una volta arrivato ad una ventina di idee mi sono confrontato con Mecco Guidi, tastierista e Christian Capiozzo, batterista, che hanno contribuito armonicamente e ritmicamente alla scrittura dei brani.
L’album è prodotto da Thomas TNT Brenneck, figura centrale della nuova scena soul di New York, che ha lavorato con Ceelo, Mary J. Blige, Mark Ronson, D’Angelo, Amy Winehouse. Come è avvenuto l’incontro con lui?
Avevamo un amico in comune, Jared Tankel il co-leader della Budos Band. Abbiamo iniziato a parlare  di una possibile collaborazione e dopo molte vicissitudini legate ad impegni reciproci siamo riusciti ad arrivare nei suoi Dunham Studios di Brooklyn.
sapio37458253924132312203098782981412323181893225889nCome avete lavorato sulle vostre idee? Di chi sono gli arrangiamenti?
Siamo arrivati in studio con dei demo estremamente dettagliati, sebbene arrangiati per organo batteria e voce, Tommy ha messo a fuoco alcune ritmiche e ha arrangiato i fiati.
L’impronta che avete dato al suono, prettamente soul, ma venato di psichedelìa, con questi riverberoni così particolari, è frutto solo della visione di Brenneck o avevi anche tu in mente qualcosa del genere?
Non volevo fare una cartolina del soul Stax, Motown o Hi, volevo un disco che unisse quella psichedelìa americana, figlia del britannico  Sgt. Pepper’s, con il soul del sud degli Stati Uniti, intriso di black gospel e blues.
Avete registrato in analogico con strumenti vintage?
Sì, tutto dal vivo su nastro da un pollice e più che “vintage” direi con gli strumenti giusti. Credo sia difficile ottenere un suono stilisticamente corretto da un riverbero digitale o dai convertitori digitali.
Oltre al CD di Who Knows avete stampato anche un lussuosissimo vinile, che solo a vederlo commuove, anche per la grafica strepitosa. Lo state vendendo bene?
Benissimo.
Ho visto che usi ancora quel microfono artigianale in rame fatto con le vecchie capsule telefoniche per gli effetti più strani, ma quello “quadrato” che usi per cantare la maggior parte dei pezzi cos’è?
E’ un semplice 55s, nuovo. Praticamente ha la scocca del vecchio Shure 55 e monta all’interno la capsula dell’imbattuto Shure 57.
Considerato tutto, pensi sia stato facile per un artista italiano come te, nato quindi ai margini dell’impero, produrre un disco negli Stati Uniti  o è una specie di miracolo?
Sapio 2E’ una questione di credibilità e personalità. Io sono arrivato con le idee estremamente chiare e pur dimostrando di essere un conoscitore dello stile, all’interno di questo c’era qualcosa di nuovo per gli americani, quello che loro hanno definito “italian touch” e che si è trasformato nella divertente etichetta “italian soul”.
Canterai ancora con Quintorigo o è un’esperienza conclusa?
Io sono arrivato nei Quintorigo esclusivamente per un album e il relativo tour. E’ stata un’esperienza molto divertente che però si è conclusa.
E i Black Friday?
I Black Friday sono stati un progetto formidabile. Un disco “old school” e un tour intenso. Un successo inaspettato visto che è stato sempre considerato da tutti e due un side-project.
Ora state partendo per la Germania. Poi?
Poi sarà la volta dell’Inghilterra Who Knows dove sta per uscire.

Giulio Cancelliere

Stasera Björk On The Moon su Tweetter

BJÖRK ON THE MOON (Abeat Records/IRD), dell’armonicista MAX DE ALOE, è il primo disco nel panorama jazz italiano interamente dedicato ad un artista alternative.

In uscita il 23 maggio, Björk on the moon sarà il primo LP 180 grammi HIGH QUALITY (in 500 copie numerate) ad essere pubblicato dall’etichetta jazz Abeat Records e, sulle piattaforme digitali, sarà il primo disco in Italia ad essere disponibile in alta definizione HD per audiofili (24 bit 88 kilohertz).

Stasera, alle ore 21.30, presso il TEATRO CONDOMINIO VITTORIO GASSMAN di Gallarate (via G. Sironi, 5 – ingresso 20 euro) MAX DE ALOE presenterà dal vivo il nuovo disco BJORK ON THE MOON, interamente dedicato al repertorio della cantante islandese Bjork. Sul Twitter di Abeat Press (https://twitter.com/#!/AbeatRecords) il commento in diretta del concerto.

Sul palco MAX DE ALOE sarà accompagnato da Roberto Olzer (pianoforte), Marco Mistrangelo (contrabbasso), Nicola Stranieri (batteria) e Marlise Goidanich (violoncello barocco) con la straordinaria partecipazione di BEBO FERRA (chitarra) e ANDREA DULBECCO (vibrafono).

“Björk on the moon” raccoglie 12 brani del repertorio di Bjork in cui MAX DE ALOE e il suo quartetto –  formato da Roberto Olzer (pianoforte), Marco Mistrangelo (contrabbasso) e Nicola Stranieri (batteria) – si addentrano nelle armonie della cantante islandese per estrarne un sound jazz d’avanguardia. Il disco vede anche la straordinaria partecipazione della violoncellista brasiliana Marlise Goidanich.

10 nuovi dischi italiani

I dischi non si vendono più, ma fortunatamente si continua a farli e per chi, come me, ama ancora maneggiare l‘oggetto mentre ascolta, leggersi le note di copertina — sempre più piccole — i testi delle canzoni — quando vengono pubblicati e sono decifrabili — apprezzarne la grafica — e riflettere sulla sanità mentale dei “creativi” — è come restare appesi, aggrappati, ad un presente accettabile di concretezza e progettualità artistica, mentre sotto si apre un baratro di polverizzazione digitale ad uso e consumo di chi non conosce che la temibile playlist, l’inaffidabile auricolare, il miserabile convertitore D/A del PC e la compressione mpeg layer 3, che fa polpette del suono, della profondità e del lavoro prezioso di tecnici e produttori. Detto questo, parliamo finalmente di musica italiana. Tra i lavori più intelligenti e affascinanti che mi è capitato di ascoltare ultimamente Il Mondo Nuovo  de Il Teatro Degli Orrori svetta inesorabilmente su molti. La formazione di Pierpaolo Capovilla e Giulio Ragno Favero ha immaginato un concept-album (visto che si possono fare ancora?) che, originariamente doveva intitolarsi Storia Di Un Immigrato, parafrasando un antico De André, ma è sembrato pretenzioso. Tuttavia il titolo scelto rimanda ad un altro autore dotato della stessa visionarietà e capacità profetica: la nuova società immaginata da Aldous Huxley esattamente ottant’anni fa, in quanto ad indifferenza, cinismo, pragmatismo spinto, nutrimento dei bisogni corporei e detrimento di quelli spirituali, ha molti punti di somiglianza con la realtà che ci circonda oggi. L’impatto visivo (una copertina tra le più belle viste ultimamente, opera del pittore Roberto Coda Zabetta) e sonoro (un lavoro certosino di Favero) sono un “diretto” al plesso solare, tanto più dal vivo, dimensione, purtroppo, che toglie valenza alle parole, sbriciolate nella tempesta di suoni, ma recuperabili soprattutto nel doppio vinile 180 gr., di una bellezza commovente.
Di tutt’altro segno Lost Bags, la proposta dei Dead Cat In A Bag: il nome inquietante (ho dovuto convincere a suon di croccantini il gatto della testata del blog a non dare le dimissioni) rimanda ad un clima e ad un ambiente rurale, malinconico, faticoso, tra poche luci e molte ombre, per certi versi (e certi suoni) non lontano da un afflato alla Tom Waits (e del resto il titolo è ispirato da un passo di Tom Sawyer, immensa provincia americana), ma di stampo più europeo, zingaresco, “colto” e popolare al tempo stesso, senza sfuggire alla presa del blues e del richiamo della prateria. Insomma, tutte quelle musiche che su Silenziosa(mente) stanno bene, proprio perché tengono in alta considerazione il silenzio che circonda i suoni. Strumenti a corde di ogni tipo e fattura la fanno da padroni, assieme a voci, percussioni, harmonium, piano, tromba, flicorno e qualche diavoleria elettronica, al servizio di un sound che cattura l’ascolto.
Mario Augeri è un cantante e attore napoletano da anni trasferitosi in Germania, al debutto discografico con la produzione niente meno che di Danilo Minotti. Un Nuovo Look è un album divertente, leggero che spazia dal pop al rhythm ‘n’ blues al melodico con sonorità anni Ottanta-Novanta, mescolando generi e passioni del protagonista, autore di parole e musiche. La voce è talvolta un po’ forzata e la pronuncia inglese (solo due pezzi per fortuna) a dir poco scolastica, ma si lascia ascoltare.
A proposito di produttori, Marco Rinalduzzi, chitarrista e compositore romano, talent-scout di grande fiuto e raffinatezza (scoprì e produsse la prima Giorgia, la migliore), a dieci anni dalla scomparsa di Alex Baroni, col quale lavorò a cinque dischi e fece decine di concerti, ha voluto rendergli omaggio con un album-tributo dal titolo Il Senso Di Alex, nel quale ha riunito grandi artisti quali Claudio Baglioni, Alex Britti, Carmen Consoli, Giorgia, Mario Biondi, Amii Stewart, Gegè Telesforo e molti altri, chiamati a reinterpretare il repertorio del bravo cantante milanese scomparso prematuramente in un incidente motociclistico a Roma. Lo stesso Alex Baroni è presente con un inedito e in un duetto virtuale assieme a Renato Zero. Ancora Marco Rinalduzzi è protagonista di altre due produzioni: 1 + 90, un album doppio registrato con novanta musicisti diversi con lo scopo di riassumere in trentacinque pezzi (sedici strumentali e diciannove cantati) la sua carriera e le sue passioni musicali, giovanili e no; l’altro disco è a nome del Quartetto Nazionale, Senza Filtro, una formazione con Alessandro Centofanti all’ Hammond, Marco Siniscalco al basso e Marcello Surace alla batteria in un repertorio jazz-rock-blues da urlo, un po’ alla Scott Henderson come spirito, ma tutto originale.
Se avete visto il festival di Sanremo quest’anno non potete non avere notato la presenza di Eugenio Finardi, appena uscito con una tripla antologia, Sessanta (come gli anni del cantante italo-americano), che riassume quasi un quarantennio di carriera discografica (tutti i pezzi sono stati risuonati e ri-registrati ex novo da una potente rock band), comprendente anche quella  E Tu Lo Chiami Dio, scritta da Roberta Di Lorenzo, a sua volta sul mercato con Su Questo Piano Che Si Chiama Terra, il suo secondo album, che vede alla produzione e agli arrangiamenti i fratelli Pino e Lino Nicolosi, già Novecento. La cantautrice molisana, già apprezzata al debutto due anni fa con L’Occhio Della Luna, si distingue per l’eleganza e la grazia con cui porge testi raffinati e fuori dagli schemi. Collaborano, oltre a Finardi, Alberto Fortis, Andrea Mirò e i Sonohora.
Decisamente toccante l’ultima prova di Enzo Avitabile, cantante, compositore e sassofonista della scuola napoletana e della generazione di Pino Daniele, James Senese e Tony Esposito. Abbandonate da molti anni le passioni rhythm ‘n’ blues, Black Tarantella è un ritratto letterario e sonoro dell’Italia odierna e del sud del mondo, anche quando emergono le voci di Francesco Guccini, David Crosby (!!!) e Bob Geldof, ospiti assieme a Raiz, Daby Touré, Enrique & Solea Morente, Idir, Co’ Sang, Battiato, Toumani Diabaté, Mauro Pagani e l’immancabile Zio Pino. Confezione curata e testi tradotti. Emozione pura.  Infine, una delle band più interessanti degli ultimi anni, i Subsonica, viene riletta in chiave acustica, ma talmente elaborata nel suono e nell’approccio, da sembrare decisamente elettronica in Barber Mouse Plays Subsonica. Il trio jazz, con la collaborazione dello stesso Samuel Romano, voce dei Subsonica, ridisegna il profilo della formazione torinese in stile assolutamente inedito, conservandone l’aspetto melodioso, ma senza tradirne il respiro sperimentale, anzi, esaltandolo attraverso una ricerca sonora d’avanguardia (piano e contrabbasso preparati, batteria in stile drum ‘n’ bass, distorsioni ed effetti sugli strumenti acustici) che rimanda a precedenti nordeuropei e americani, ma con una ricerca timbrica tutta latina. Come si vede, i dischi hanno ancora un senso, persino in Italia, dove la musica va ben oltre l’offerta televisiva canonica, la trita ritualità rivierasca e la rotazione radiofonica in affitto. Basta cercarla.

Giulio Cancelliere