Arcade Fire: The Reflektor Tapes

ArcadeFire_LOCokMescolare i generi e le tecniche: sembra essere stata questa la linea seguita dal regista Kahlil Joseph, filmaker di Los Angeles, per The Reflektor Tapes, documento filmato sul tour 2015 della band canadese, che negli ultimi anni è riuscita a raggiungere una popolarità globale finora preclusa al cosiddetto ambiente indie. Anche il gruppo dei fratelli Butler ha un’idea sonora piuttosto ibrida, innestando nel substrato rock elementi elettronici, etnici, classici, costituendo un impasto musicale che è piaciuto prima alla critica — al debutto nel 2003 non ebbero riscontro commerciale — e poi lentamente è entrato nelle orecchie e nei cuori del pubblico.
The Reflektor Tapes non è esattamente un documentario, anche se testimonia alcune specifiche date del tour, segnatamente in un club di Hollywood tutto specchi e pubblico a un metro dai musicisti, separati solo da una cordicella; e poi, dopo Londra, nei Caraibi, in Giamaica e ad Haiti, terra d’origine di Régine Chassagne, polistrumentista e moglie del leader Win Butler.
Non è nemmeno un film-concerto, poiché nessun brano è ripreso dall’inizio alla fine, ma interrotto da stacchi dietro le quinte, sequenze dell’ “infernale” carnevale haitiano, interviste e panoramiche ambientali.
Non è un “making of” del disco, perché se ne parla, ma viene mostrato solo un tratto delle session preparatorie in una desolata villa abbandonata in Giamaica.
The Reflektor Tapes è un po’ di tutto questo, il che lo rende probabilmente più interessante per chi scrive, non essendo un fan degli Arcade Fire, mentre irriterà coloro che si aspettano il classico concertone con i primi piani dei loro idoli, mai così vicini e irraggiungibili.
Le riprese a colori si alternano a quelle in bianco e nero e ad altre filtrate attraverso una telecamera a raggi infrarossi di tipo militare, che rende tutto spettrale e allucinato.
The Reflektor Tapes è un’esperienza visiva e sonora di alto livello, da apprezzare al di là del gusto musicale. E, comunque, nonostante il pesante lavoro di editing, i musicisti sembrano sapere il fatto loro.

Giulio Cancelliere

Prossima(mente)

Una volta al cinema si vedevano i “prossimamente” dei film che sarebbero stati messi in programmazione. Qualcuno li chiamava “i provini” e si entrava in sala in anticipo proprio per vederli. Erano compresi nel costo del biglietto e ci si sentiva in diritto di goderne, assieme al cinegiornale e a lunghissimi spot pubblicitarî, così diversi dai caroselli televisivi.  Oggi si chiamano “trailer” e ti fanno entrare in sala in anticipo per obbligarti a vederli, te li sparano a volumi da audiolesi per fare in modo che ti rimangano bene impressi nel timpano, nella retina e nei lobi cerebrali. Ho scoperto che anche i libri possono avere un trailer, così mi sono divertito a farne uno per Silenziosa(mente), con la collaborazione di Giada de Gioia che ci ha messo musica e chitarre. È venuto fuori così. Naturalmente il volume lo potete scegliere voi, funziona anche senza audio, ma se lo alzate un pelo è meglio. E se poi vi convinco ad acquistare il libro, ancora di più. Buona visione. 

Stray Cat Reviews/11

Katres

Gianluca Gabriele/Roberto Durkovic

Paolo Miano

Stray Cat Reviews/10

Joe Bonamassa (Milano 08/03 Teatro degli Arcimboldi; Roma 10/03 Atlantico)

Guitar Ray

Susanne Vega

Fluon

Tinariwen: nuovo disco e tour

image002È stato pubblicato Emmaar il nuovo album dei Tinariwen: collettivo di musicisti tuareg del Mali.
Dopo il grande successo di Tassili”, vincitore di un Grammy e registrato nel deserto algerino con l’aiuto di Nels Cline, Tunde  Adebimpe e Kyp Malone (TV On The Radio), anche Emmaar è stato registrato nel deserto, ma questa volta in quello californiano di Joshua Tree con l’aiuto di artisti di varia origine e formazione come Josh Klinghoffer, (Red Hot Chili Peppers), Matt Sweeney  (Chavez), Fats Kaplin senza dimenticare il visionario Saul Williams.
Tinariwen hanno creato un nuovo piccolo capolavoro di blues afro-psichedelico. Il gruppo, ha girato il mondo come headliner in vari importanti festival tra cui il Eurockéennes de Belfort in Francia, Glastonbury nel Regno Unito e Coachella negli Stati Uniti.
I loro album Aman Iman (2007) e Imidiwan (2009) Tassili (2012) sono stati elogiati dai media e hanno attirato le attenzioni di Robert Plant, Elvis Costello, Thom Yorke, Brian Eno e Carlos Santana. Tuttavia questo riconoscimento universale non ha alterato l’essenza o lo spirito del loro stile musicale, che mescola il suono amaro di chitarre appuntite con l’approccio spesso panteistico della poesia lirica e che celebra l’unione sacra tra un popolo e il loro ambiente, riflesso in dolorose circostanze collettive.

Tinariwen saranno in Italia per questi concerti:
1 marzo     Milano – Magnolia
2 marzo    Como    – Teatro Sociale

Purtroppo ai due evemti italiani Ibrahim Ag Alhabib non presenzierà.
Questa la dichiarazione rilasciata in merito:

“we have the news that Ibrahim Ag Alhabib has chosen to stay with his people in the desert and not come on tour with Tinariwen to Europe, at least not before summer 2014. For both personal reasons and the complicated situation that continues in his country.
Tinariwen are into another phase of their career.  A new version is moving forward, with Eyadou Ag Leche the bass player as the musical director, and a dynamic new show. A new guitarist and singer (Yad Abderrahmane) is joining the band, who will sing Ibrahim’s songs from the forthcoming record as well as some of the old ones. He is very charismatic, young and good-looking. The show will feature more of the band members as lead singers, alternating every 2/3 songs, so giving great variety.
Tinariwen have always operated a squad system, and never toured with exactly the same line-up, not in the 1990s, nor since. Should Ibrahim come on later tours he will be an addition, not a replacement”

Giulio Cancelliere

Stray Cat Reviews/8

Mauro Ermanno Giovanardi
Massimo Priviero
Virginiana Miller
Psychic Twins