Sostiene Bollani: seconda stagione

Bollani-foto-Erminando-AliajDopo due anni di attesa, domenica 29 settembre parte su Rai3 la seconda stagione di Sostiene Bollani, il fortunato programma condotto dal pianista milanese, con alcune novità e altrettante conferme. Sarà un programma in sei puntate con tanti ospiti musicali, ma non solo. Come nella prima stagione si alterneranno anche attori e artisti vari all’insegna dell’interdisciplinarietà. Stefano Bollani sarà solo alla conduzione senza Caterina Guzzanti, che parteciperà a una sola puntata speciale in cui tutta la squadra si sposterà dagli studi di Milano all’auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, dove li attenderà l’Orchestra Nazionale Sinfonica della Rai diretta dal maestro Francesco Lanzillotta. Per il resto, Sostiene Bollani manterrà quel carattere divulgativo e di intrattenimento, che lo caratterizzò nella prima serie e che lo rese accattivante anche per un pubblico non necessariamente avvezzo alla fruizione della musica a così ampio spettro. In ogni puntata cambierà la sezione ritmica che accompagnerà il pianista e i suoi ospiti: i partner danesi Jesper Bodilsen e Morten Lund lasceranno quindi il posto a colleghi come Ares Tavolazzi, Roberto Gatto, Walter Paoli, Enzo Pietropaoli, Furio Di Castri, la crème del jazz italiano in termini di batteria, basso e contrabbasso. Tra gli ospiti confermati il cantante Gregory Porter, il violoncellista Giovanni Sollima, il mandolinista brasiliano Hamilton de Holanda (con cui Bollani ha appena pubblicato un album per ECM), la cantante di fado Mafalda Arnauth e un pianista robot, Teo Tronico, una macchina con 36 dita, che si è già esibito con i Berliner. Nella prima puntata di domenica prossima duetteranno con Bollani ben quattro pianisti: Francesco Grillo, Lorenzo Hengheller, Dado Moroni e Antonello Salis, mentre la ritmica sarà affidata a Faso e Christian Meyer (EeLST), presto raggiunti da Elio stesso e da Paola Cortellesi.Altre novità: l’orario, anticipato alle 23:00, dopo Che Tempo Che Fa e il TG3, e la rigorosa diretta, che sarà una difficoltà tecnica in più, ma in sintonia con lo spirito jazzistico di improvvisazione, contaminazione e divertimento che anima un pianista come Stefano Bollani, il quale ha dimostrato di sapersi muovere bene in quell’area vastissima in cui è praticamente solo e senza concorrenti, tra Martial Solal e Chick Corea fino a Enrico Simonetti e Lelio Luttazzi, passando per Carosone e Fats Waller.Intanto, per chi si fosse perso le prime sei puntate è in vendita il cofanetto di 3 DVD con la prima stagione di Sostiene Bollani e tanti contenuti extra.

Giulio Cancelliere

Cristina D’Avena for President

Cristina_D'Avena_-_Lucca_Comics_&_Games_2011Come ho già scritto altrove, se vent’anni fa mi avessero detto che un giorno avrei assistito volontariamente a un concerto di Cristina D’Avena, avrei messo mano alla pistola. Eppure il tempo e i casi della vita sono tanto imprevedibili da ribaltare criteri, principi e pareri. In realtà, la mia opinione sul repertorio della D’Avena non è cambiato, ma sulla professionista non può che essere positivo. Come tutte le star, perché Cristina lo è, ci si chiede: c’è o ci fa? Fino a dove arriva quell’idealismo infantilistico riassunto nell’ode conclusiva sulla potenzialità dei cartoni animati di farci sognare? Ci crederà davvero? È veramente la stessa bimba che nel ’68, mentre la Sorbona era in rivolta, Berlino bruciava, a Valle Giulia gli studenti si scontravano con la polizia suscitando i corsivi corsari di Pasolini (mica Pigi Battista o Antonio Polito), a Memphis uccidevano Martin Luther King, a Los Angeles eliminavano Bob Kennedy, intonava allo Zecchino d’Oro Il Valzer Del Moscerino? O è la donna ormai adulta e scafata che, a fronte delle pesanti allusioni dei Gem Boy, il gruppo di rock demenziale a cui si accompagna ultimamente, dalla presunta demenza senile alla fame di sesso, non fa quasi un plissé e si limita a uno schermirsi di circostanza? E poi, di quali cartoni animati stiamo parlando? Non certo quelli degli Eroi di Cartone, introdotti dalla elegiaca canzone di Lucio Dalla (“Lettera X, qual è il segreto di Asterix, Motor X Mister X…”), che proponevano per la prima volta nella televisione italiana ancora in bianco e nero i rarissimi Peanuts o Superman o l’Uomo Ragno, bensì delle produzioni giapponesi, che di nipponico hanno solo i titoli di testa e coda e una filosofia di fondo che esaspera intenti e obiettivi, individualismo spinto e disciplinato spirito di squadra, violenza sanguinosa e sentimenti dolciastri e appiccicosi, poiché i personaggi e le ambientazioni sono simil-occidentali o, comunque, cercano di disegnare una realtà globalizzata tendenzialmente ben poco orientale, persino irlandese talvolta, magica, mitologica, gnomesca o olimpica che sia. Hanno fatto polpette persino della poetica tutta belga dei Puffi o mitteleuropea di Heidi. Anche senza voler giudicarne la qualità, peraltro tecnicamente piuttosto scarsa e “low budget”, con scene riciclate più volte, c’è da chiedersi che fascino possa esercitare la riflessione complessa e complessata di un giocatore di calcio, palla al piede, mentre “discende” il campo verso la porta avversaria, impiegandoci anche un buon quarto d’ora (ma i tempi narrativi e del pensiero sono letterariamente dilatati), su un popolo, il nostro, che vive e invecchia sempre più velocemente e, soprattutto, in tema calcistico ha ritmi e riti consolidati. Eppure, a giudicare dall’entusiasmo del pubblico, direi tra i venti e i trentacinque anni, ma anche più giovani, qualcosa è scattato. A onor del vero bisogna precisare che la maggioranza erano ragazze, memori, forse, dei palpiti di Lady Oscar e compagnia sospirante, ma anche i maschi si difendevano bene in termini di cori e intere strofe cantate a memoria e a squarciagola, tanto che la D’Avena puntava spesso il microfono verso il pubblico, risparmiando quella voce chioccia che solo raramente, bisogna dirlo, le fa difetto. Rischiando l’accusa di passatismo e con tutti i distinguo riguardo l’indiscussa professionalità delle persone coinvolte, affermo che le canzoni di Fivelandia fanno schifo al confronto con quelle con cui sono cresciuto negli anni Sessanta e Settanta e accompagnano cartoni animati che definire scadenti è un eufemismo, paragonati alla produzione Warner Bros., Hanna & Barbera, Walter Lantz, per non parlare di Disney. Persino le Fiabe Sonore dei Fratelli Fabbri, nonostante fossero prive del supporto video, erano di una classe infinitamente superiore rispetto a questo catalogo di nefandezze, che, inoltre, sottendono una sotto-cultura televisiva complessiva, allacciata a quella per adulti, responsabile di trent’anni di rincoglionimento catodico italiano, guarda caso, proveniente da una squadra di individui che, non contenta di guidare gusti e passioni dallo schermo, ha preteso, riuscendoci alla grande, di farlo anche dagli scranni del governo della Repubblica. Con la complicità, inconsapevole o meno, di Cristina D’Avena, che, a questo punto, potrebbe anche presentarsi alle elezioni con una certa speranza di successo. Noi Puffi siam così.

Giulio Cancelliere

Sostiene Bollani: la cultura col sorriso in tv

Giunto alla terza puntata, Sostiene Bollani si conferma uno dei migliori programmi musicali della televisione italiana dai tempi di D.O.C. di Renzo Arbore, che aveva, comunque, intenti diversi. Non ho mai capito la vulgata televisiva secondo cui la musica catodica non funzionerebbe, se non come riempitivo e che i cantanti farebbero scendere lo share. Probabilmente dipende dalla musica, dai cantanti e da come vengono proposti. Nel piccolo e accogliente salotto musicale di Stefano Bollani, cantanti e musicisti sono messi a proprio agio e fanno quello che sanno fare con naturalezza e passione e, forse, per ciò bucano lo schermo e arrivano nelle case. Nella prima puntata non vedevamo una Irene Grandi così partecipe da tempo e il clarinettista Gabriele Mirabassi ha saputo essere persino commovente; nella seconda, la marching band dei Funk Off ha portato una ventata di simpatico caos al limite del free, mentre Musica Nuda e Peppe Servillo hanno regalato emozioni profonde e inquietanti; ieri notte, nella terza, il padrone di casa, con le consuete scarpe bicolore, elegante più del solito (la cravatta della seconda puntata è sparita, in compenso la camicia è finalmente entrata nei pantaloni) ha “sostenuto” una breve e intensa lezione sulle avanguardie d’inizio secolo – un periodo molto amato dal pianista – da Stravinsky a Cocteau, da Clair a Duchamp, da Breton a Man Ray, dai surrealisti agli espressionisti, passando per Satie, per arrivare con un salto mortale sino a John Cage. È stato il grande musicista americano con la sua composizione silenziosa 4’33’’, a offrire il destro per uno dei momenti di televisione più divertenti e stralunati degli ultimi anni, grazie alla bravura di Caterina Guzzanti, che, nello sketch della voltapagine, è stata a dir poco superlativa, rinverdendo le atmosfere dei grandi show del sabato sera in bianco e nero, da Senza Rete a Canzonissima e, oserei dire, persino Studio Uno con Mina, quando tra gli ospiti spesso figurava un certo Jacques Tati. Bollani, dal canto suo, dimostra di possedere una cultura musicale totale, che va al di là degli studi accademici e della frequentazione del jazz o del pop-rock, ma arriva sino alle storie “piccole”, quelle della canzone italiana degli ultimi cento anni, che non è prevista nei programmi del Conservatorio e non è territorio d’incursione per jazzisti curiosi, non con consuetudine almeno, e la diffonde con la leggerezza e la chiarezza di chi ha assimilato la materia, l’ha sulla punta delle dita e la vuole davvero divulgare. Un piccolo “dietro le quinte”: secondo quel che si diceva ieri in studio, Bollani avrebbe disertato buona parte delle prove a causa dei suoi impegni concertistici – se ne lamentava tra il serio e il faceto Caterina Guzzanti pochi minuti prima della diretta – ma se i risultati sono quelli che abbiamo visto, significa che lo spirito dell’improvvisazione ha infestato tutto il programma, ospiti e tecnici compresi e, come sempre succede, inspiegabilmente tutti hanno concluso nello stesso momento. Come nel jazz.

Giulio Cancelliere