Sangue Blues/4

“Il vecchio nero smette di suonare, continua a cantare quella melodia e mi punta il dito accusatorio. Alle sue spalle si apre la porta della casa e dietro alla zanzariera intravedo una donna, giovane, bianca, bella. Mi chiama, ma il vecchio si alza in piedi, ha un grosso coltello infuocato in pugno, fa un passo avanti e me lo pianta nel petto. Io urlo, il dolore è terribile, ma non esce alcun suono dalla mia bocca e nemmeno sangue dalla ferita, ma attraverso la carne vedo il mio cuore. Allora allargo i labbri della ferita, afferro l’organo ancora pulsante e lo consegno al vecchio, che lo addenta, mentre il sangue gli cola sulla camicia e impregna il legno della chitarra.” (da Sangue Blues)

Sangue Blues/3

La chiave è un simbolo forte: può significare apertura, ingresso, accoglienza, ma anche chiusura, prigionia, segreto, mistero. È un codice con molteplici livelli di lettura. Mi piacciono le chiavi, ne porto sempre con me un grosso mazzo. Sono le chiavi dei miei luoghi, quelli in cui ho trascorso momenti importanti della vita o in cui sono custoditi ricordi significativi, case di persone con le quali ho condiviso un tratto di strada prima di separarci e che non ho mai restituito. È un modo per non andare alla deriva. (da Sangue Blues)

Sangue Blues/2

John Coltrane: non c’è sassofonista jazz, dagli anni Sessanta in poi, che non abbia subito il suo influsso. Ma con il suo stile e il suo pensiero musicale ha influenzato tutti i musicisti, contemporanei e posteri, tanto che, parafrasando Croce, in qualche misura non possiamo non dirci coltraniani. (dal glossario di Sangue Blues)

Sangue blues Trailer

Il blues è musica, è Storia, è tradizione, è l’anima di un popolo, in cui ognuno si può riconoscere…

RadioBlog

Schermata 2014-02-07 alle 07.41.34  L’audio racconto andato in onda l’anno scorso su RadioTre ispirato al personaggio di Silenziosa(mente) https://soundcloud.com/gcanc/cappa-blues

Prossima(mente)

Una volta al cinema si vedevano i “prossimamente” dei film che sarebbero stati messi in programmazione. Qualcuno li chiamava “i provini” e si entrava in sala in anticipo proprio per vederli. Erano compresi nel costo del biglietto e ci si sentiva in diritto di goderne, assieme al cinegiornale e a lunghissimi spot pubblicitarî, così diversi dai caroselli televisivi.  Oggi si chiamano “trailer” e ti fanno entrare in sala in anticipo per obbligarti a vederli, te li sparano a volumi da audiolesi per fare in modo che ti rimangano bene impressi nel timpano, nella retina e nei lobi cerebrali. Ho scoperto che anche i libri possono avere un trailer, così mi sono divertito a farne uno per Silenziosa(mente), con la collaborazione di Giada de Gioia che ci ha messo musica e chitarre. È venuto fuori così. Naturalmente il volume lo potete scegliere voi, funziona anche senza audio, ma se lo alzate un pelo è meglio. E se poi vi convinco ad acquistare il libro, ancora di più. Buona visione.