Tinariwen in tour in Italia

È uscito Tassili, il nuovo album dei Tinariwen, la fantastica band tuareg che, con il suo blues del deserto, ha affascinato musicisti quali Robert Plant, Carlos Santana, Brian Eno, Thom Yorke e Bono. Tassili vede la collaborazione di TV On The Radio, Nels Cline (Chitarrista dei Wilco ) e la  Dirty Dozen Brass Band. Non potete perderveli dal vivo.
I Tinariwen sono in tour in Italia, queste le date:
14 Aprile – Torino – Hiroshima Mon Amour
15 Aprile – Milano – Alcatraz
16 Aprile –  Madonna dell’Albero (RA) – Bronson
17 Aprile – Roma – Auditorium

La Musica dei Cieli 2011

C’era una volta una bella rassegna organizzata dall’Ente Provinciale di Milano, La Musica Dei Cieli, Voci e Musiche nelle Religioni del Mondo, che per quindici anni ha portato durante il periodo pre-natalizio nelle chiese del capoluogo e dintorni, alcune delle più belle realtà folkloriche e non solo, dai quattro angoli del mondo, col loro bagaglio di cultura e spiritualità. In tempi di crisi, nonostante la musica dal vivo sia un settore ancora abbastanza florido, anche le rassegne pubbliche risentono delle ristrettezze dovute ad obblighi di bilancio e trasferimenti sempre più magri. Se poi ci si mette anche un assessore alla cultura (???) ingegnere elettronico di mestiere e ideologicamente singolare,  Novo Umberto Maerna, (sic) a rivendicare identità locali non ben definite e centralità del cristianesimo, forse perché aveva di fianco un rappresentante dell’Arcidiocesi e voleva garantirsi una raccomandazione ai piani altissimi, anche un evento interessante come quello illustrato stamattina allo Spazio Oberdan, perde gran parte del suo carattere di divulgazione culturale e integrazione. E sorge il sospetto che la scelta di invitare solo gruppi di ispirazione anglo-celtico-cristiana, con l’eccezione di RadioDervish non sia dovuta solo a problemi di budget, ma ad una precisa inclinazione ideologica catto-nazional-regionalista. A parte queste miserie, la parte importante, quella musicale, propone un calendario di concerti ristretto tra 12 e 21 dicembre, quasi ogni giorno, in una chiesa diversa della provincia di Milano (nessun tempio del capoluogo è coinvolto): si comincia  alla chiesa San Martino di Bollate con Mary MacMaster e Dondal Hay dalla Scozia, arpa e percussioni; il 13 a Solaro, nella chiesa dei SS. Quirico e Giulitta, Gavino Murgia e Luciano Biondini, poli-strumentista il primo (anche cantante particolarissimo), fisarmonicista il secondo, proporranno un’interpretazione di A Love Supreme, da John Coltrane; il 14, nella chiesa di S. Arialdo a Baranzate, il gruppo dei Liguriani, con Il Pastor Gelindo, illustrerà la tradizione natalizia della Riviera e del Norditalia; il 15 a Novate, nella chiesa dei SS. Gervasio e Protaso ci sarà il gruppo gospel The Followers Of Christ, dal South Carolina; il 17, a Lainate, presso la Chiesa di S. Francesco d’Assisi, Laura Fedele al pianoforte, voce e fisarmonica e Sandro Cerino a flauti e ance, eseguiranno standard jazz, spiritual e quant’altro richiami la solennità dell’evento religioso; all’Abazia di Morimondo, il 18, il gruppo Enerbia rievocherà il Natale contadino (con replica il 21 a Cesate, presso la chiesa dei SS. Alessandro e Martino), mentre Raffaello Simeoni (Novalia) e Massimo Giuntini (ex Modena City Ramblers) porteranno a Senago, nella chiesa di Santa Maria Assunta la tradizione celtica, itinerante tra Irlanda, Bretagna, Spagna e Sudamerica; ancora gospel il 19 ad Arese, nella chiesa Santa Maria Aiuto dei Cristiani con Earl Bynum & As We Are, feat. Cora “Sister” Armstrong, dalla Virginia; il 20 i già citati RadioDervish e la loro suite In Search Of Simurgh, ispirata dal classico della letteratura sufi “Il Verbo Degli Uccelli”, monumentale opera poetica persiana, paragonabile alla Divina Commedia dantesca, suoneranno a Garbagnate, nella chiesa dei SS. Eusebio e Maccabei. Come leggete, in confronto ad altre edizioni, i confini culturali e spirituali sono ridotti quanto i budget a disposizioni e l’orizzonte mentale di certi amministratori. I concerti sono tutti ad ingresso libero e alle 21, con l’eccezione di quello all’Abazia di Morimondo alle 17. Ad integrazione, vista la scarsità dell’offerta, va segnalata la breve rassegna Antichi Organi In Concerto, altri cinque concerti iniziati domenica 4, fino al 18, in alcune chiese dotate di strumento d’epoca della provincia di Milano.

Info: La Musica Dei Cieli

Giulio Cancelliere

Intervista con Sainkho Namtchylak

È spesso paragonata a Yoko Ono, forse per i tratti orientali e l’inclinazione verso la sperimentazione elettronica, tuttavia, per vocalità e temperamento, sarebbe più avvicinabile a Tamia e a Lauren Newton. Sainkho Namtchylak è un caso abbastanza unico nel panorama musicale internazionale. Sfidando le convenzioni tradizionali che a Tuva, la sua terra natale tra Siberia e Mongolia, non incoraggiano, se non addirittura scoraggiano lo studio del canto armonico alle femmine, ha appreso questa tecnica, l’ha sviluppata e fatta conoscere al mondo.A tutt’oggi, sono numerosi i gruppi maschili di canto armonico, si pensi ai Huun-Tuur-Tu, ormai internazionalmente noti, ma quelli femminili sono ancora ristretti nei confini nazionali e faticano ad emergere: si ha notizia giusto di un quintetto folk chiamato Tuva Girls.

“Prima della rivoluzione sovietica alle donne era vietato cantare, fare musica e ballare in pubblico. Dopo il divieto è scomparso, tranne che per il canto armonico, perché era direttamente collegato alla religione e alle pratiche sciamaniche.”

È ancora così?

“Sì e no, nel senso che, negli anni settanta ci fu un simposio a Parigi incentrato su questa tecnica vocale e il canto armonico diventò patrimonio comune e lentamente si staccò dalla dimensione religiosa.”

Dopo avere frequentato la scuola locale in Tuva, lei è andata a studiare a Mosca.

“Sì e mi sono trovata nel posto giusto al momento giusto. Studiavo la musica e la cultura delle minoranze quando l’Unione Sovietica fu investita dalla perestrojika di Gorbaciov e crollò la cosiddetta cortina di ferro. Grazie a quegli eventi, il fermento culturale che ne scaturì mi permise di venire a contatto con tante altre culture e musiche, con le quali contaminai il mio modo di concepire l’arte.”

Fu in quel periodo che cominciò a sperimentare l’improvvisazione con jazzisti russi e poi dell’Europa Occidentale. Come ha immaginato l’improvvisazione con la sua tecnica vocale?

“È una domanda difficile, perché a Tuva io sono un’artista molto rispettata, tuttavia c’è una competizione tra cantanti. In occidente non ho praticamente nessun rivale nel mio campo specifico, sono unica. In Tuva devo dimostrare di essere unica in altro senso: devo avere qualcosa da dire, che non significa cantare jazz, blues o musica classica, ma è un processo più ampio. Ad esempio fare pressione affinché cambi la mentalità secondo cui è tuttora quantomeno strano che delle ragazze come me o come le Tuva Girls cantino in pubbliche esibizioni.”

In altre parole il suo messaggio vuole essere artistico, ma anche sociale.

“In questi ultimi decenni sono successe molte cose nel mio Paese: si è passati da un sistema feudale al socialismo reale al capitalismo nel giro di poco tempo e la società fa fatica ad adeguarsi. Molti valori sono andati perduti. Internet ha reso possibile il collegamento con tutto il mondo è ha accelerato molti processi. Tuttavia, io credo che molti valori del passato possano essere interpretati anche nel presente. La spiritualità che è andata perduta nel ventesimo secolo può essere rinnovata nel ventunesimo. Questo vale per tutti i Paesi dell’Europa orientale e dell’Asia Centrale che erano parte dell’Unione Sovietica.”

Ma l’improvvisazione è parte della sua cultura tradizionale?

“Nella pratica sciamanica vi è moltissima improvvisazione. Lo sciamano sa improvvisare il suo canto a seconda delle esigenze. Lo sciamano è una figura sociale che ha un ruolo molto importante nella quotidianità e si ricorre a lui in molte occasioni. Perciò deve essere pronto ad ogni evenienza: compleanni, matrimoni, funerali, guarigioni da malattie. Se viene chiamato per guarire un bambino che non riesce a parlare, attraverso l’improvvisazione, l’emissione di suoni particolari, imitazioni di animali e così via, trova la chiave per liberare il sistema vocale del bambino e permettergli finalmente di parlare. L’improvvisazione è la pratica comune dello sciamano, perché la conoscenza è tramandata oralmente, non c’è niente di scritto. Quando uno sciamano insegna ai giovani allievi, sarà la sua interpretazione della conoscenza: improvvisazione.”

È stato difficile entrare in sintonia e interagire con i jazzisti?

“No, per loro quella che faccio è musica contemporanea, non ha a che fare con la ritualità. Io stessa, che non sono una sciamana, improvviso usando uno degli elementi dello sciamanesimo: immagino una situazione, un’emozione e cavalco quell’emozione attraverso la voce utilizzando suoni particolari. C’è voluto del tempo per avere il controllo preciso delle emozioni e dei suoni senza che le prime prevalessero sui secondi.”

Tra i musicisti che ha incontrato recentemente c’è Arto Lindsay. Com’è andata con lui?

“Arto è come un bambino, è molto timido e possiede una bella aura. Mi sono trovata bene con lui, perché ho lavorato in passato sia con musicisti di free jazz, sia con autori di composizioni strutturate e Arto è un mix tra le due cose. Inoltre ha una voce molto acuta per essere un uomo, sembra un soprano o un uccello e mi piacciono i versi delle sue canzoni, così espressionisti. Sono contenta di avere lavorato con lui.”

Preferisce la dimensione free o quella più strutturata?

“Anche in una dimensione libera, comunque il cantante è costretto in una struttura, il suo corpo, che è il suo strumento. Non è mai completamente libero.”

Nel suo ultimo disco, Cyberia, uscito in cd e in vinile, si esibisce da sola. Come mai ha sentito questa esigenza e per un lavoro così corposo, addirittura doppio?

“Prima di tutto per fare il punto sulla mia voce e vedere dove può arrivare. Inoltre, è uscito in vinile per dare modo alle grandi biblioteche sonore che me lo richiedono, di avere registrazioni analogiche della mia voce. Ogni venti o trent’anni, queste biblioteche, come la British Library, raccolgono registrazioni sonore per aggiornare gli archivi per i loro studi. Infine, dato che le mie registrazioni sono molto usate dai dj, la versione in vinile è molto comoda per essere usata nei dj set, mixata con batterie elettroniche o suoni d’ambiente.”

Sia nella prima parte di questo disco, sia in altri album, soprattutto Time Out, è molto evidente l’accentazione blues. Trova affinità col blues e la musica afro-americana?

“Forse è solo una mia prerogativa, ma trovo anche che molti cantanti armonici abbiano un feeling blues. Ad esempio, un canto tradizionale come Kongurei è interpretato da famosi artisti e gruppi come Huun-Huur-Tu, Chirgilchin, persino da rock band in virtù di questo sentimento molto affine al blues, non tanto nella forma musicale, quanto nell’emozione che suscita. E io mi sento vicina al blues in questo senso.”

Qual è la sua relazione con la tecnologia? Un intero album come Stepmother City è registrato praticamente su basi elettroniche, loop e campionamenti prodotti da Roberto Colombo. Quale libertà le concede l’elettronica?

“È un nuovo modo di comporre. È interessante il rapporto che intercorre tra l’essere umano e la tecnologia. Personalmente cerco di imprimere la mia impronta tradizionale su questo terreno tecnologico e lasciare delle tracce che altri potranno seguire. Il canto armonico assomiglia molto all’elettronica, perché va oltre la natura. Credo che migliaia d’anni fa, quando fu inventato, il canto armonico fu la prima forma di suono che andasse oltre la natura. L’elettronica concede la libertà di inventarsi qualsiasi suono e ognuno lo interprete a seconda del suo sentire. La tecnologia è una nuova forma di libertà. Tra l’altro ho notato che in un Paese poco tecnologico come Tuva, l’elettronica è accolta con naturalezza e i cantanti si trovano subito istintivamente in sintonia con questi suoni, usano molto l’immaginazione, mentre un occidentale comincia a chiedersi: cos’è questo suono, da dove viene, mi piace, come interagisco?”

Sì, siamo più complicati.

“Infatti: lo sciamanesimo e il buddismo aiutano ad entrare più in sintonia con il mondo immaginario, fa parte della nostra cultura. E l’elettronica è una porta per entrare in questo mondo fantastico.”

Ma lei è in grado di utilizzare i macchinari elettronici?

“No, di solito uso materiale già preparato da altri, che possiedono uno studio e realizzano cose di alta qualità. Io non ho uno studio e ciò che uso è un lap-top e una piccola tastiera.”

È difficile imparare il canto armonico?

“Oggi ci sono molti libri, metodi, scritti da cantanti che hanno seguito anche i miei corsi, scienziati che hanno studiato queste tecniche. Posso dire che il vero insegnamento tradizionale resta ancora a Tuva, dove i bambini di cinque o sei anni, ma persino quelli che ancora non camminano, cominciano ad emettere suoni gutturali e tentare di utilizzare la tecnica.”

Ma quando un cantante utilizza il canto armonico, è in grado di modulare la voce in modo da costruire la linea melodico/armonica a piacere? Ho sentito un cantante del gruppo Huun-Huur-Tu che modulava la voce sopra un bordone, che lui stesso produceva, costruendo una scala pentatonica. È possibile che lo abbia sentito davvero?

“Certamente, se un cantante è molto bravo è in grado di costruire linee melodiche anche complesse. Ma c’è anche un fattore soggettivo da considerare. Ci sono persone che non sentono gli armonici o. almeno, ne sentono solo alcuni. I primi musicologi che all’inizio del ventesimo secolo viaggiarono in Asia Centrale parlarono di un canto monotono di gola e non menzionarono assolutamente gli armonici. Segno che non li avevano sentiti.”

Ci sono cantanti armonici al di fuori della zona di Tuva, della Mongolia e della Siberia?

“In Sardegna, anche se in forma diversa, i Tenores praticano il canto armonico.”

Negli ultimi decenni c’è stato un grande interesse verso la musica del mondo. È possibile mescolare business e cultura, come ha fatto Peter Gabriel, ad esempio, con l’etichetta Real World?

“Col denaro si fa tutto. Posso dire che, qualsiasi musica si prenda, da qualsiasi cultura provenga, l’importante è che contenga un messaggio e non sia solo una mescolanza di suoni che funziona. Il mondo, grazie a internet, viaggia molto più velocemente, forse troppo. La gente ha bisogno di punti di riferimento e questi possono venire dalla musica, da un nuovo tipo di world music, che non contenga solo suoni, ma valori a cui riferirsi. Per secoli siamo stati prigionieri del sistema temperato. Oggi, grazie alla tecnologia, il pianoforte può estendersi alla microtonalità. Perché non usarla? Oggi possiamo mescolare il canto delle tribù pigmee al beatbox. Perché no? È importante aprire la mente delle nuove generazioni, affinché trovino nuovi valori e nuova creatività.”

C’è un mistero nella sua vita, che risale al 1997, quando finì in ospedale per diverse settimane in coma. Sono due le versioni riportate dai media: una si riferisce ad un aggressione che avrebbe subito da parte di una banda di neo-nazisti; l’altra, ad una grave malattia, che, evidentemente, si sarebbe risolta felicemente. Qual è la sua versione dei fatti?

“In realtà si tratterebbe di un fatto privato. Nel mio appartamento era ospite una donna, che, per un malinteso, mi aggredì sfasciandomi in testa un oggetto e causandomi un grave trauma. Finii in ospedale per diverse settimane. Dovetti cancellare il tour che stava partendo, tutti gli impegni presi, fermare tutta la mia attività in attesa della guarigione. Questa è la verità. La donna che mi aggredì mi chiese anche scusa, alla fine. In realtà, quel fermo dell’attività si tradusse in un momento di riflessione su ciò che stavo facendo. Avevo lavorato tanto, fatto troppe cose, avevo accumulato stress, tensioni, stanchezza. Quello stop mi diede occasione di ripulire la mia vita e ripartire con un nuovo spirito.”

Ha mai avuto problemi con gruppi neo-nazisti?

“No, mai.”

Giulio Cancelliere