Il giardino nell’arte al cinema

Unknown-3Se l’allestimento di un giardino è stato nella Storia – da Babilonia a Versailles – simbolo di potenza, eleganza, purezza, non è un caso che innumerevoli pittori, soprattutto negli ultimi due secoli, si siano dedicati a quest’arte.
Probabilmente il più famoso è stato Monet, che realizzò nella sua residenza di Giverny un vero capolavoro di colori, accostando essenze originali, evocando atmosfere orientali, trattando la Natura come una tavolozza che ha ispirato centinaia di quadri negli ultimi tre decenni della sua lunga vita. Ma anche altri artisti condividevano la stessa passione, ognuno a suo modo: Libermann in senso geometrico, Bonnard seguendo un istinto più selvaggio, Sorolla improvvisando, Nolde innestandovi un carattere letterario e ancora Matisse, Renoir, Kandinskij, Pissarro, Murnau, Vernonnet.
Una passione testimoniata nella grande mostra presentata alla Royal Academy of Arts di Londra dentro la quale ci accompagna questo film, Da Monet a Matisse. L’arte di dipingere il giardino moderno, che racconta in sostanza una storia d’amore tra Arte e Natura, coinvolgendo pittori di indole molto diversa, dall’Impressionismo alle Avanguardie, dai poeti agli sperimentatori più audaci.
È un accesso privilegiato alle opere che questi magnifici giardini hanno ispirato e che sono state raccolte nella mostra londinese, per narrare il ritorno alla natura che caratterizzò il periodo a cavallo tra Otto e Novecento: la ricerca di un’oasi di pace, in fuga dal rumore e dal caos della vita moderna. La visita dietro le quinte di questi paesaggi, accompagnata dalle nuove intuizioni di esperti internazionali di giardinaggio e critici d’arte, le interviste con famosi artisti moderni, come Lachlan Goudie e Tania Kovats, rivelano come il rapporto tra l’artista e il mondo naturale sia tema di enorme modernità anche nel 21° secolo.

Giulio Cancelliere

Leonardo a Milano, il genio al cinema

83EC26CF-E557-4501-A330-C9484EEABCC2Se spesso si abusa della parola genio nei contesti più disparati, dall’arte alla letteratura, dalla scienza allo sport, dallo spettacolo alla politica, parlando di Leonardo da Vinci, il termine non è sprecato.
Leonardo Da Vinci, Il Genio A Milano è il titolo di un docu-film prodotto da RaiCom, Codice Atlantico e Skira Editore, che racconta i diciotto anni del suo primo soggiorno alla corte di Ludovico il Moro tra 1482 e 1500 (in realtà ci fu un successivo periodo milanese più breve al servizio dei francesi, nuovi padroni della città), dopo essersi presentato con una lettera-curriculum al nobile Sforza in cui elencava una serie di progetti artistici, scientifici e ingegneristici da mettere in cantiere nel territorio della signoria.
L’ispirazione per il film prende le mosse dalla favolosa mostra leonardesca che nel 2015 fu ospitata a Palazzo Reale in occasione di Expo e che diventa cornice di parte della narrazione per bocca del curatore Pietro Marani, che ne illustra le opere più significative. A lui si affiancano altri esperti e storici d’arte come Maria Teresa Fiorio, Claudio Giorgione, Richard Schofield, Daniela Pizzagalli, Jacopo Ghilardotti, Vittorio Sgarbi, ognuno col proprio punto di vista e focalizzando l’attenzione su aspetti differenti del genio multiforme dell’artista e scienziato toscano.
Ma per rendere più accattivante il racconto e alleggerirne la dimensione meramente didattica – così come era accaduto per il docu-film dedicato alla Scala – i registi Luca Lucini e Nico Malaspina affidano ad alcuni personaggi dell’epoca rinascimentale, lo stesso Ludovico Il Moro, Bramante, Raffaello, Isabella d’Este, Vincenzo Bandello, Cecilia Gallerani, Francesco Melzi e il Salaì, il compito di raccontare il loro rapporto con Leonardo, aprendo il libro dei ricordi, talvolta agro-dolci e mettendoli in rapporto con le opere che hanno avuto la loro genesi e spesso anche il compimento durante quei quattro favolosi lustri, come i ritratti di Lucrezia Crivelli, Cecilia Gallerani e Isabella d’Este (per quest’ultima fu realizzato solo il disegno preparatorio), il Cenacolo, il Ritratto di Musico e La Vergine delle Rocce, il sistema di chiuse dei navigli e le avveniristiche macchine belliche e no, progettate e quasi mai realizzate, i lavori al Castello Sforzesco e gli allestimenti per le feste del ducato. Agli attori Vincenzo Amato, Paolo Briguglia, Cristiana Capotondi, Alessandro Haber, Giampiero Judica, Edoardo Natoli, Nicola Nocella e Gabriella Pession, si aggiunge la voce fuori campo di Sandro Lombardi, che interpreta Leonardo, il quale non compare mai (una scelta registica alternativa alle consuete rievocazioni che ricorrevano all’ormai antico sceneggiato RAI di Renato Castellani interpretato da Philippe Leroy), ma che si racconta in prima persona.
Leonardo Da Vinci, Il Genio A Milano  è il nuovo capitolo della serie dedicata alla grande arte al cinema che sta riscuotendo un enorme successo in tutta Italia, nonostante la programmazione si riduca ufficialmente a soli tre giorni, ma in contemporanea in 250 sale. Anche le scuole stanno mostrando grande interesse per l’iniziativa, molto più accattivante della vecchia e noiosa videocassetta vista in tv che molti ricordano tristemente.

Giulio Cancelliere

Renoir: oltre l’impressionismo

C’è il Renoir più controverso, discutibile e, forse, frainteso, al centro del film di Phil Grabsky RENOIR. OLTRAGGIO E SEDUZIONE: quello post-impressionista, per certi versi più classico se non “manierista” dell’ultima parte della sua carriera, quando la ricerca si sposta sul colore, la sua trattazione, diluizione, sovrapposizione e i soggetti sono soprattutto i nudi femminili, monumentali, allusivi e innocenti,  che gli valsero critiche feroci di sessismo, anti-femminismo e misoginia. Tuttavia, la collezione della fondazione Barnes di Philadelphia è spettacolare, sia per numero di opere (solo i Renoir sono oltre 180, la più grande raccolta al mondo di questo pittore), sia per qualità ed è visitata da amanti dell’arte provenienti da tutto il mondo.
Il collezionista, Albert Barnes, era un industriale farmaceutico americano che, grazie ad alcuni brevetti, divenne milionario e investì in arte: comprò un gran numero di dipinti impressionisti, soprattutto Renoir (il pittore francese lasciò qualcosa come 7000 quadri), molti dei quali da Paul Durand-Ruel, il mercante d’arte che fece la fortuna dei pittori impressionisti con i suoi acquisti.
Nell’inverno del 1881-1882 Renoir visitò l’Italia: Venezia, forse Firenze, Roma, Napoli, la Calabria, Capri e Palermo. Questo viaggio lasciò una traccia profonda sulla sua arte: da allora Renoir rivolse la propria attenzione a soggetti più atemporali, un’anticipazione delle ricerche che avrebbe portato avanti sino alla morte. Renoir visse sempre all’insegna della semplicità. Fu un artista alla perenne ricerca di rinnovamento, un impressionista capace di sconvolgere le regole della rappresentazione, pur rimanendo un estimatore del classico e della tradizione.
Renoir viene raccontato attraverso le stupende immagini di Phil Grabsky, le testimonianze di critici, galleristi e storici dell’arte, di Matisse e Picasso, ma anche con le parole di Jean Renoir, uno dei figli di Pierre-Auguste, che divenne un grandissimo regista cinematografico e scrisse una preziosa, affettuosa e rivelatrice biografia del padre

                                                                                               Giulio Cancelliere

La bellezza (e la salvezza del mondo) passa da qui

 Andare al cinema per visitare un museo può sembrare un’idea balzana, ma al cinema si raccontano storie e la storia dell’Accademia Carrara di Bergamo, antica e preziosissima collezione d’arte, vale la pena sentirla raccontare.
Chiusa dal 2008 per lavori di restauro, il suo patrimonio artistico si è disperso tra magazzini e uffici pubblici. Recentemente le sale sono state riallestite e riaperte al pubblico. Il regista Davide Ferrario (La Fine Della Notte, Tutti Giù Per Terra, La Luna Su Torino) ha seguito e filmato l’ultimo anno di lavori per documentare le idee, i criteri, gli indirizzi che hanno guidato i curatori nella selezione delle centinaia, di opere dal Rinascimento al primo Novecento, oggi visibili, comprese opere di Mantegna, Raffaello (incantevole il suo San Sebastiano, sereno e malinconico, così lontano dall’iconografia sanguinaria a cui siamo abituati), Bellini, Botticelli, Beato Angelico, Pisanello, Lotto, Bergognone, Carpaccio, Leonardo, Tiziano, Luini e molti altri.
Straordinaria la collezione di ritratti che stimola una profonda riflessione sui volti, sugli sguardi, sia dei personaggi raffigurati, sia dei pittori, sia di chi li osserva oggi a distanza di secoli.
In questo blog si parla solitamente di musica, ma il dialogo fra le forme d’arte è un processo in corso da millenni, testimoniato in questa circostanza dalla performance di Giovanni Lindo Ferretti su un testo di Vasilij Grossman. E se l’arte è anche bellezza e se la bellezza davvero salverà il mondo, la salvezza potrebbe cominciare proprio da qui.
Naturalmente, dopo il film è d’obbligo una visita di persona.

Giulio Cancelliere