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Schermata 2014-02-07 alle 07.41.34  L’audio racconto andato in onda l’anno scorso su RadioTre ispirato al personaggio di Silenziosa(mente) https://soundcloud.com/gcanc/cappa-blues

Quando Mimì cantava il blues

mimcompagniHo due ricordi personali di Mia Martini: il primo risale al 1983, quando fece quel doppio memorabile concerto al Ciak di Milano il 22 e 23 ottobre di quell’anno, documentato nel disco Miei Compagni di Viaggio. Andai a entrambi gli spettacoli e fu un’esperienza fantastica, sia perché non l’avevo mai vista dal vivo, sia perché affrontava un repertorio straordinario che andava da Hendrix a Chico Buarque, da De Gregori a Lennon, da Juan Manuel Serrat a Randy Newman con una band strepitosa e ospiti eccezionali. In occasione dell’uscita dell’album presenziai a un’intervista, senza partecipare più di tanto, realizzata da Giada de Gioia, ai tempi in cui lavoravamo assieme alla radio. Naturalmente Mimì si lasciò andare a dichiarazioni molto schiette sulla musica, sui musicisti, sulla sua vita privata (Fossati in primis) e così via, alla vigilia di un silenzio durato sei anni, fino al 1989, quando riapparve a Sanremo con Almeno Tu Nell’Universo, canzone che mi ha sempre lasciato un po’ perplesso poiché non rappresentava la sua vera anima musicale, ma dall’importanza innegabile per l’ultima parte della sua carriera.
Il secondo ricordo credo che sia del ’92, non saprei precisare meglio la data. Mimì aveva in programma un concerto allo Smeraldo di Milano. Era tornata popolarissima grazie alle partecipazioni televisive. Mi accordai col suo addetto stampa per un’intervista, che si tramutò in un pranzo al ristorante “Il Grattacielo” in via Vittor Pisani a Milano. Le chiesi se potevo accendere il registratore mentre parlavamo e lei acconsentì. Purtroppo quella cassetta è andata perduta durante il trasloco che feci di lì a poco e l’intervista rimase inedita, perché non interessava alla rivista con cui collaboravo allora. Un’ora e mezzo di racconto scomparso nel nulla. Ricordo che parlammo un po’ di tutto: della sua carriera, della sua famiglia, dell’incidente automobilistico che fornì il pretesto per le malvagie dicerie sul suo conto, ma nel quale lei perse due amici. La sera successiva ci fu il concerto, ma la cosa più interessante fu l’incontro in camerino dopo l’esibizione: c’erano anche i suoi genitori, venuti a vederla in concerto. C’era suo padre, quella specie di orco — quella era la sua immagine proiettata al pubblico attraverso canzoni, interviste, biografie — il professor Berté, che, tra le altre cose, aveva bocciato vent’anni prima mio fratello alla maturità scientifica. Glielo dissi e lui, per tutta risposta, ringhiò: “Se ho bocciato suo fratello si vede che se lo meritava.” Prevedibile.
Quello fu il periodo in cui Mia Martini si riavvicinò alla famiglia, al padre in particolare, trasferendosi a Cardano al Campo, in provincia di Varese, dove trascorse gli ultimi anni e dove morì.
In realtà la rividi per un attimo, ma non riuscii a raggiungerla circondata com’era da amici e fan, una sera in cui al Capolinea di Milano si esibiva Diane Schuur.
Ogni tanto, quando tento di mettere in ordine le mie cose, frugo in qualche scatolone per vedere se ritrovo quel nastro, ma finora senza risultato. Non tanto per poter dire di possedere un’intervista inedita, ma per risentire le cose che mi aveva raccontato spontaneamente come si fa quando si mangia assieme, con quella voce così particolare, che dopo l’operazione alle corde vocali aveva subito una singolare trasformazione, diventando più bronzea, profonda, drammatica, blues. Perché Mimì cantava il blues con uno stile che metteva i brividi e se il blues in Italia portava un nome, quel nome era Mia Martini.

Giulio Cancelliere

Prossima(mente)

Una volta al cinema si vedevano i “prossimamente” dei film che sarebbero stati messi in programmazione. Qualcuno li chiamava “i provini” e si entrava in sala in anticipo proprio per vederli. Erano compresi nel costo del biglietto e ci si sentiva in diritto di goderne, assieme al cinegiornale e a lunghissimi spot pubblicitarî, così diversi dai caroselli televisivi.  Oggi si chiamano “trailer” e ti fanno entrare in sala in anticipo per obbligarti a vederli, te li sparano a volumi da audiolesi per fare in modo che ti rimangano bene impressi nel timpano, nella retina e nei lobi cerebrali. Ho scoperto che anche i libri possono avere un trailer, così mi sono divertito a farne uno per Silenziosa(mente), con la collaborazione di Giada de Gioia che ci ha messo musica e chitarre. È venuto fuori così. Naturalmente il volume lo potete scegliere voi, funziona anche senza audio, ma se lo alzate un pelo è meglio. E se poi vi convinco ad acquistare il libro, ancora di più. Buona visione. 

Cappa Blues

Torna Cappa, il protagonista di Silenziosa(mente), per far danni a RadioTre

Schermata 2014-02-07 alle 07.41.34

Donne come fiori (il video)

Il pezzo da combattimento di Giada de Gioia ora è anche un video. Nato in versione acustica in sostegno alla lotta delle operaie dell’Omsa di Faenza delocalizzata in Serbia è diventato una gioiosa macchina da guerra rock per tutte le donne.