Sangue Blues/4

“Il vecchio nero smette di suonare, continua a cantare quella melodia e mi punta il dito accusatorio. Alle sue spalle si apre la porta della casa e dietro alla zanzariera intravedo una donna, giovane, bianca, bella. Mi chiama, ma il vecchio si alza in piedi, ha un grosso coltello infuocato in pugno, fa un passo avanti e me lo pianta nel petto. Io urlo, il dolore è terribile, ma non esce alcun suono dalla mia bocca e nemmeno sangue dalla ferita, ma attraverso la carne vedo il mio cuore. Allora allargo i labbri della ferita, afferro l’organo ancora pulsante e lo consegno al vecchio, che lo addenta, mentre il sangue gli cola sulla camicia e impregna il legno della chitarra.” (da Sangue Blues)

Sangue Blues/3

La chiave è un simbolo forte: può significare apertura, ingresso, accoglienza, ma anche chiusura, prigionia, segreto, mistero. È un codice con molteplici livelli di lettura. Mi piacciono le chiavi, ne porto sempre con me un grosso mazzo. Sono le chiavi dei miei luoghi, quelli in cui ho trascorso momenti importanti della vita o in cui sono custoditi ricordi significativi, case di persone con le quali ho condiviso un tratto di strada prima di separarci e che non ho mai restituito. È un modo per non andare alla deriva. (da Sangue Blues)

Sangue blues Trailer

Il blues è musica, è Storia, è tradizione, è l’anima di un popolo, in cui ognuno si può riconoscere…

Hitchcock/Truffaut: storia di un incontro epocale che fece scandalo

HitchcockTruffaut_POSTER_100x140_456aprile[1]“Per la prima volta andare al cinema diventava pericoloso”. Così Peter Bogdanovich ricorda la reazione della platea alla visione della scena più truculenta di Psycho: non un urlo, ma una sirena di terrore che continuò a lungo. Eppure di mostri più o meno spaventosi al cinema se ne erano visti già parecchi. Se poi pensiamo che mai si mostra il coltello che entra nella carne, come d’abitudine oggi, e quasi neppure il sangue sulla pelle, ma solo quello che cola diluito nello scarico nell’acqua, abbiamo l’idea di quale maestro della suggestione abbia concepito una simile sequenza di due minuti e mezzo, girata in una settimana con oltre cinquanta inquadrature e ore di posa della povera Janet Leigh sotto il getto della doccia.
Questa e altre storie sono raccolte nel documentario diretto da Kent Jones Hitchcock/Truffaut, storia di un incontro avvenuto nel 1962 durato una settimana tra il regista inglese, ormai adottato da Hollywood e il cineasta francese, poco più che esordiente, ma già più che promettente, (all’epoca Truffaut aveva girato tre lungometraggi, Hitchcock oltre cinquanta), che divenne un libro destinato a trasformarsi in testo fondamentale per chiunque volesse avvicinarsi alla direzione cinematografica. Ne danno testimonianza, oltre al già citato Bogdanovich, Martin Scorsese, David Fincher, Arnaud Desplechin, Kiyoshi Kurosawa, Wes Anderson, James Gray, Olivier Assayas, Richard Linklater e Paul Shrader.
Lo scopo del lungo incontro/intervista era di smentire la nomea che accompagnava da decenni Hitchcock come regista di genere, esperto di mero intrattenimento. In realtà l’autore di La Donna Che Visse Due Volte, Intrigo Internazionale, Marnie, Gli Uccelli, era un maestro di scrittura cinematografica tout-court, tecnica, narrazione, direzione degli attori, anche se li trattava malissimo – “sono come bestiame” soleva affermare – e la sua concezione di cinema, finalmente rivelata esplicitamente, creò un caso internazionale che fece scandalo.
Cinquantaquattro anni dopo, rileggere (il libro è pubblicato da Il Saggiatore) e riascoltare quei dialoghi tra i due registi emoziona ancora ogni vero appassionato di cinema.

Giulio Cancelliere

RadioBlog

Schermata 2014-02-07 alle 07.41.34  L’audio racconto andato in onda l’anno scorso su RadioTre ispirato al personaggio di Silenziosa(mente) https://soundcloud.com/gcanc/cappa-blues

Prossima(mente)

Una volta al cinema si vedevano i “prossimamente” dei film che sarebbero stati messi in programmazione. Qualcuno li chiamava “i provini” e si entrava in sala in anticipo proprio per vederli. Erano compresi nel costo del biglietto e ci si sentiva in diritto di goderne, assieme al cinegiornale e a lunghissimi spot pubblicitarî, così diversi dai caroselli televisivi.  Oggi si chiamano “trailer” e ti fanno entrare in sala in anticipo per obbligarti a vederli, te li sparano a volumi da audiolesi per fare in modo che ti rimangano bene impressi nel timpano, nella retina e nei lobi cerebrali. Ho scoperto che anche i libri possono avere un trailer, così mi sono divertito a farne uno per Silenziosa(mente), con la collaborazione di Giada de Gioia che ci ha messo musica e chitarre. È venuto fuori così. Naturalmente il volume lo potete scegliere voi, funziona anche senza audio, ma se lo alzate un pelo è meglio. E se poi vi convinco ad acquistare il libro, ancora di più. Buona visione.