Sangue Blues/4

“Il vecchio nero smette di suonare, continua a cantare quella melodia e mi punta il dito accusatorio. Alle sue spalle si apre la porta della casa e dietro alla zanzariera intravedo una donna, giovane, bianca, bella. Mi chiama, ma il vecchio si alza in piedi, ha un grosso coltello infuocato in pugno, fa un passo avanti e me lo pianta nel petto. Io urlo, il dolore è terribile, ma non esce alcun suono dalla mia bocca e nemmeno sangue dalla ferita, ma attraverso la carne vedo il mio cuore. Allora allargo i labbri della ferita, afferro l’organo ancora pulsante e lo consegno al vecchio, che lo addenta, mentre il sangue gli cola sulla camicia e impregna il legno della chitarra.” (da Sangue Blues)

Sangue Blues/3

La chiave è un simbolo forte: può significare apertura, ingresso, accoglienza, ma anche chiusura, prigionia, segreto, mistero. È un codice con molteplici livelli di lettura. Mi piacciono le chiavi, ne porto sempre con me un grosso mazzo. Sono le chiavi dei miei luoghi, quelli in cui ho trascorso momenti importanti della vita o in cui sono custoditi ricordi significativi, case di persone con le quali ho condiviso un tratto di strada prima di separarci e che non ho mai restituito. È un modo per non andare alla deriva. (da Sangue Blues)

Sangue Blues/2

John Coltrane: non c’è sassofonista jazz, dagli anni Sessanta in poi, che non abbia subito il suo influsso. Ma con il suo stile e il suo pensiero musicale ha influenzato tutti i musicisti, contemporanei e posteri, tanto che, parafrasando Croce, in qualche misura non possiamo non dirci coltraniani. (dal glossario di Sangue Blues)

Sangue blues Trailer

Il blues è musica, è Storia, è tradizione, è l’anima di un popolo, in cui ognuno si può riconoscere…

Aperitivo In Concerto: 31ª stagione/1

logo_014_015_internalNato come appuntamento di musica classica sul modello mitteleuropeo del concerto mattutino prima di pranzo, Aperitivo in Concerto nel giro di pochi anni si è trasformato in una delle rassegne più originali e interessanti della stagione jazz presentando ogni volta musicisti, band, orchestre che solitamente non hanno una grande visibilità in Europa e in Italia e che rappresentano uno sguardo altrove rispetto alla scena musicale che abbiamo sotto gli occhi abitualmente in concerti e festival.
Alla trentunesima stagione Aperitivo in Concerto non smentisce questa peculiarità e propone undici eventi da autunno a primavera di cui due prime Europee e nove prime o uniche date italiane.
Il filo rosso che unisce i concerti è ancora una volta la diaspora o, per meglio dire, le diaspore, segnatamente quella ebraica e quella africana, che, hanno gettato semi in ogni parte del mondo e rappresentano le più feconde fonti di ispirazione culturale e sociale rispetto a ogni espressione musicale di cui abbiamo conoscenza oggi a fronte dei drammi Yemen bluese delle tragedie che le hanno causate.
Si comincia domenica 8 novembre con Yemen Blues, la formazione del cantante israeliano di origini yemenite Ravid Kahalani, per la prima volta in Italia, che fonde nella sua musica elementi arabi, ebraici, ritmi africani, caraibici, jazz, funky, in un sincretismo che bene rappresenta la volontà e il messaggio di dialogo e fratellanza di cui si fa latore col suo straordinario gruppo.

KlezmersonIl 15 novembre si potrà ascoltare l’effetto della diaspora ebraica in Messico, dove i marrani (gli ebrei sefarditi convertiti a forza dalla cattolicissima corona spagnola, ma rimasti fedeli in privato alla propria tradizione religiosa) emigrarono nel corso dei secoli e trasmisero musiche e tradizioni. I Klezmerson hanno eredito quel retaggio e l’hanno aggiornato mescolandolo a jazz, rock e funk, utilizzando strumenti moderni e della tradizione nord e latinoamericana, come il dobro e la chitarra huapango. Eseguiranno musiche che John Zorn ha scritto appositamente per loro nella serie Book Of Angels. Prima europea e unica data italiana.

Marc Ribot 22 novIl 22 novembre arriva Marc Ribot, lo straordinario chitarrista di Newark collaboratore di Tom Waits, Lounge Lizards, John Zorn, Mike Patton e autore di interessantissime riletture della tradizione blues, cubana e rock, nonché strumentista originale e innovativo. Questa volta si presenta in quartetto con una sezione d’archi per proporre una rivisitazione del cosiddetto Philly Sound, quel filone derivato dal soul e dal funky che negli anni Settanta ebbe le sue punte di diamante nei MFSB e in autori come Kenny Gamble e Leon Huff. Marc Ribot and The Young Philadelphians sarà l’unica data italiana per il momento.

Roger Kellaway 29 novPiù inserito nella tradizione e nello star-system americano è Roger Kellaway, pianista e compositore, che si esibisce il 29 novembre. Ha lavorato molto nel cinema, ha ottenuto la nomination all’Oscar per la colonna sonora di È Nata Una Stella, già collaboratore di musicisti molto diversi tra loro come Sonny Rollins, Van Morrison, Liza Minneli, Oliver Nelson, Barbra Streisand, Carmen McRae, Sonny Stitt, Quincy Jones, Yo-Yo Ma, rivelerà al pianoforte la sua conoscenza enciclopedica del grande song-book americano con doti di intrattenitore raffinato e grande strumentista. Anche per Kellaway sarà il primo e unico appuntamento italiano

CatherineRussell4 13 dicConcluderà la prima parte della stagione il tradizionale concerto prenatalizio il 13 dicembre con la cantante Catherine Russell. Figlia d’arte — sua madre era Carline Ray, contrabbassista di Mary Lou Williams, il padre Luis Russell, a lungo direttore dell’orchestra di Louis Armstrong — partner vocale in concerti e produzioni discografiche di David Bowie, la Russell è specializzata nel repertorio afro-americano degli anni Venti e Trenta e ci offrirà una panoramica della cosiddetta swing-era dal punto di vista di Harlem. Uno sguardo altrove, quindi, ma anche “da” altrove. Prima e unica data italiana. (continua)

Giulio Cancelliere

Tinariwen: nuovo disco e tour

image002È stato pubblicato Emmaar il nuovo album dei Tinariwen: collettivo di musicisti tuareg del Mali.
Dopo il grande successo di Tassili”, vincitore di un Grammy e registrato nel deserto algerino con l’aiuto di Nels Cline, Tunde  Adebimpe e Kyp Malone (TV On The Radio), anche Emmaar è stato registrato nel deserto, ma questa volta in quello californiano di Joshua Tree con l’aiuto di artisti di varia origine e formazione come Josh Klinghoffer, (Red Hot Chili Peppers), Matt Sweeney  (Chavez), Fats Kaplin senza dimenticare il visionario Saul Williams.
Tinariwen hanno creato un nuovo piccolo capolavoro di blues afro-psichedelico. Il gruppo, ha girato il mondo come headliner in vari importanti festival tra cui il Eurockéennes de Belfort in Francia, Glastonbury nel Regno Unito e Coachella negli Stati Uniti.
I loro album Aman Iman (2007) e Imidiwan (2009) Tassili (2012) sono stati elogiati dai media e hanno attirato le attenzioni di Robert Plant, Elvis Costello, Thom Yorke, Brian Eno e Carlos Santana. Tuttavia questo riconoscimento universale non ha alterato l’essenza o lo spirito del loro stile musicale, che mescola il suono amaro di chitarre appuntite con l’approccio spesso panteistico della poesia lirica e che celebra l’unione sacra tra un popolo e il loro ambiente, riflesso in dolorose circostanze collettive.

Tinariwen saranno in Italia per questi concerti:
1 marzo     Milano – Magnolia
2 marzo    Como    – Teatro Sociale

Purtroppo ai due evemti italiani Ibrahim Ag Alhabib non presenzierà.
Questa la dichiarazione rilasciata in merito:

“we have the news that Ibrahim Ag Alhabib has chosen to stay with his people in the desert and not come on tour with Tinariwen to Europe, at least not before summer 2014. For both personal reasons and the complicated situation that continues in his country.
Tinariwen are into another phase of their career.  A new version is moving forward, with Eyadou Ag Leche the bass player as the musical director, and a dynamic new show. A new guitarist and singer (Yad Abderrahmane) is joining the band, who will sing Ibrahim’s songs from the forthcoming record as well as some of the old ones. He is very charismatic, young and good-looking. The show will feature more of the band members as lead singers, alternating every 2/3 songs, so giving great variety.
Tinariwen have always operated a squad system, and never toured with exactly the same line-up, not in the 1990s, nor since. Should Ibrahim come on later tours he will be an addition, not a replacement”

Giulio Cancelliere