Nick Cave: Distant Sky – Live In Copenhagen

Un anno e mezzo fa usciva il film-documentario One More Time With Feeling, nelle intenzioni iniziali il “making of” dell’album Skeleton Tree, mutatosi in una sorta di discutibile canto funebre in seguito alla morte accidentale di Arthur, figlio quindicenne di Cave.
Ora esce il film che documenta lo splendido concerto tenuto alla Royal Arena di Copenhagen durante il tour mondiale, passato per tre date anche in Italia, con la storica band dei Bad Seeds, riveduta, corretta e co-condotta con il polistrumentista Warren Ellis.
Chi ha potuto vederlo dal vivo, soprattutto dal parterre, avrà vissuto un’esperienza quasi liturgica, che le immagini del film testimoniano fedelmente: luci fredde e lente carrellate per i momenti più riflessivi, montaggio frenetico e apoteosi di rosso e giallo per le fasi più incendiarie.
I primi dieci-quindici minuti di concerto sono utili a creare quella sintonia spirituale e intima tra artista e platea, attraverso i brani lividi dell’ultimo disco, che non si interromperà mai lungo le oltre due ore di spettacolo, con l’artista australiano costantemente in proscenio a toccare e stringere mani e farsi sfiorare, afferrare, accarezzare dal pubblico (can you feel my heart beat? e la mano della spettatrice si infila sotto la camicia di Cave per toccargli il petto sulle note di Higgs Boson Blues), a tuffarsi nella folla, fenderla, per poi riconquistare la scena sollevato a braccia dai fan e invitare almeno un centinaio di loro a salire sul palco per rievocare insieme le gesta del sanguinario Stagger Lee.
Perché Nick Cave è un artista generoso, che ama il contatto fisico, ma che sa come gestire il pubblico come un demiurgo, in virtù di un carisma innato e un’esperienza quarantennale sui palchi di tutto il mondo: l’abbraccio sul finale di Push The Sky Away, che conclude lo spettacolo, è l’emblema del sano equilibrio tra istinto e professionalità che lo contraddistingue.
Il resto è pura tempesta rock ’n’ roll, (The Mercy Seat, The Ship Song, Tupelo, From Her To Eternity, The Weeping Song sono i fulmini forgiati negli anni Ottanta nell’infernale fucina degli originali Bad Seeds con Blixa Bargeld, Mick Harvey e Conway Savage), ma è un rock venato di un romanticismo elettrico e pulsante, anarchico ancora oggi nel rispetto del tempo e dell’intonazione, un uragano che spinge Cave, un momento prima di abbandonarsi al maelstrom del nichilismo, ad aggrapparsi al fradicio relitto del sentimento (Into My Arms), che lo porta in salvo e ce lo consegna trent’anni dopo, forse un po’ ammaccato, ma ancora in grado di indicare la rotta.
Distant Sky sarà al cinema solo il 12 aprile.
Qui il trailer.
Qui l’elenco delle sale selezionate.

Giulio Cancelliere

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