Intervista con Davide Santorsola

Dopo un lavoro molto strutturato come Stainless, pubblicato lo scorso anno, costruito su trame d’archi e percussioni, il pianista Davide Santorsola torna con un disco solitario, Horizon, ispirato al tema del viaggio in tutte le sue possibili accezioni.
È una specie di vacanza che ti sei preso dopo l’impegno di Stainless?
Sì, avevo bisogno di un momento di svago, Horizon è stato come una seduta terapeutica per giungere alla consapevolezza che nella vita è necessaria una certa dose di leggerezza, soprattutto se ottenuta dopo un lavoro e un processo evolutivo faticoso.
È quel tipo di  leggerezza e semplicità che non significa ingenuità e banalità, ma facilità d’ascolto e comunicazione. I brani di Horizon sono scritti in viaggio, ma appaiono quasi improvvisati sul pianoforte, come se avessi fatto tua quella celebre definizione secondo cui la composizione è una improvvisazione al rallentatore. I tuoi pezzi hanno svolte imprevedibili, sembrano composti sull’onda dell’emozione momentanea ispirata da una visione, una luce, un profumo, abbozzati sulla carta e poi suonati, senza ulteriori elaborazioni.
È andata esattamente così, i brani sono stati scritti durante i miei viaggi, ma soprattutto all’alba e al tramonto, quando la luce è incerta e il confine tra giorno e notte è poco definito. Potrei definirli improvvisazioni mentali. Del resto sono un jazzista fondamentalmente e tale resto. E in sede di registrazione sono tutte prime take, senza ripensamenti.
Devo dire che avevo colto la tua “leggerezza” di scrittura  anche in Stainless, in cui finalmente sentivo un uso jazz degli archi che non suonavano ridondanti, ma davano slancio al brano, lo facevano come scivolare sul ghiaccio.
Gli archi sono un arma a doppio taglio, perché possono gigioneggiare e invadere lo spazio sonoro o rappresentare una sorta di fondo, di gravità. Io ho fatto questa seconda scelta per Stainless, dove i violini non salgono mai troppo e, ancorati al violoncello, fungono da ventre sonoro per la composizione.
Dove troviamo Horizon? Non nei negozi tradizionali?
Dopo anni di lavoro con le major mi sono convinto che l’autoproduzione è la strada migliore oggi. Come musicista, come compositore resto padrone del mio lavoro, delle mie decisioni  artistiche e commerciali, di conseguenza la vendita avviene solo ed esclusivamente sulle piattaforme digitali o, se vi piace il disco fisico, ai miei concerti.
A me piace il disco fisico, ma i tuoi concerti temo che siano un po’ lontani da qui per ora. O sbaglio?
In effetti ora mi prendo qualche mese di vacanza mentale, ma poi a marzo parto per l’Estremo Oriente per un tour di venticinque giorni di concerti, sia di piano solo, sia in trio jazz, con due musicisti giapponesi.
E quindi quando ti si vede suonare tra le italiche genti?
Spero presto.

                                                                                                            Giulio Cancelliere

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