Aperitivo in Concerto/1

Si apre il 28 ottobre la ventottesima edizione di Aperitivo in Concerto, la stagione musicale ideata e sviluppata da Gianni Gualberto al Teatro Manzoni di Milano, che vuole offrire un panorama quanto mai esaustivo e originale delle nuove tendenze della musica improvvisata internazionale. Anche quest’anno una proposta ricca di stimoli interessanti con un filo conduttore, l’Africa, quale luogo d’origine e catalizzatore del jazz, ma anche trampolino per le future proiezioni della musica improvvisata, fra strumenti tradizionali e nuove tecnologie, antiche esperienze e ipotesi avveniristiche, figure storiche e nuove teste pensanti.
Se il jazz ha portato a un’attenzione, inedita fino a quel momento, soprattutto negli anni Sessanta, verso il continente degli antenati, il linguaggio dell’improvvisazione ha contribuito ad accendere un riflettore anche sugli altri Paesi del mondo ben prima della moda “world”, con i suoi meriti e i suoi difetti, basti pensare a quanti festival jazz sono nati negli anni Settanta in ogni parte del pianeta, ovunque con caratteristiche peculiari locali.
L’afrocentrismo è senza dubbio il tema dei primi concerti domenicali mattutini: il grande sassofonista Archie Shepp (28 ottobre), artista che già nel 1969 partecipava al Primo Festival Panafricano di Algeri, assieme al gruppo Dar Gnawa, storica e affascinante formazione di Tangeri discendente dagli schiavi che gli arabi deportarono in Nord Africa; Idris Ackamoor (11 novembre), storico interprete californiano a capo di un complesso di grande valore, The Pyramids, che ha saputo tracciare una via particolarmente spettacolare e coinvolgente nella riscoperta dell’Africa da parte del jazz e della tradizione afroamericana.
Il 18 novembre è la volta di Michael Henderson il bassista che accompagnò Miles Davis nella cavalcata elettrica della prima metà degli anni Settanta, alla vigilia del ritiro dalle scene, presente in album storici e talvolta controversi come Agharta, Get Up With It, On The Corner, Tribute to Jack Johnson, Dark Magus, Pangæa, in cui su una base ritmica dai timbri tribali e dall’incedere furioso si innestavano le improvvisazioni di Miles, Chick Corea, Herbie Hancock, il giovanissimo Keith Jarrett all’organo, Sonny Fortune, Reggie Lucas, John McLaughlin, Dave Holland e tutti quei collaboratori che avrebbero fatto fortuna, chi più chi meno, subito dopo quell’esposizione.
La riscoperta dell’ Africa non può prescindere dal discorso sul razzismo e l’apartheid, che aveva nella Repubblica Sudafricana il suo infernale fulcro: tra le personalità che più si sono battute contro quest’aberrazione, il trombettista Hugh Masekela, di scena il 25 novembre, brilla dal punto di vista musicale per aver saputo sapientemente mescolare il linguaggio jazzistico con la tradizione zulu.
Scintille sono previste il 2 dicembre, quando salirà sul palco il trombettista Steven Bernstein con la sua eccezionale Millennial Territory Orchestra, di cui fanno parte solisti quali  il violinista Charles Burnham, il contrabbassista Ben Allison, il batterista Ben Perowsky, il sassofonista Peter Apfelbaum, il trombonista Curtis Fowlkes e il cantante Dean Bowman, per rileggere il repertorio di Sly & the Family Stone, con la collaborazione del tastierista Bernie Worrell  (Parliament, Funkadelic), che rivedremo in primavera di nuovo assieme a Bill Laswell.
Il 16 dicembre la flautista Nicole Mitchell chiude la prima parte della rassegna portando a Milano, in prima mondiale, un’altra rilettura delle radici africane in un’opera capace di coinvolgere il pubblico in un incantatorio rituale collettivo di musica, danza, magia, con Hamid Drake alla batteria e Ballaké Sissoko alla kora.

Giulio Cancelliere

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