Ciao Joe!

Cinque anni fa se ne andava improvvisamente Joe Zawinul. Sottolineo “improvvisamente”, perché molti non sapevano, io compreso, che fosse ammalato e, comunque, fino a poche settimane prima era in giro per concerti, compreso quello del 75° compleanno a Lugano il 7 luglio del 2007.
Quell’ 11 settembre, oltre che inaspettato, fu un dolore profondo per me, perché ero un suo fan sin da bambino. Ero cresciuto con i dischi dei Weather Report e trovavo che Zawinul usasse le tastiere in modo diverso rispetto a tutti gli altri musicisti del prog e del jazz. Solo crescendo ne capii il motivo e, infine, parlando con lui stesso, mi dimostrò che, a differenza degli altri colleghi, ne aveva capito la reale natura estetica. In confronto a molti tastieristi che utilizzavano i sintetizzatori come surrogato del pianoforte, Joe era ad un livello diverso e molto più avanzato.
Gli incontri con lui furono molti, ma ne ricordo due in particolare: nel 1996 quando lo invitai nella sala d’ascolto della rivista Alta Fedeltà, su cui scrivevo, e insieme ascoltammo Stories Of The Danube, uno dei suoi capolavori. Con lui c’erano due dei suoi figli, Ivan e Anthony e sua moglie, oltre a una serie di collaboratori e discografici. Alla fine, al momento di congedarci gli dissi: aspetta un momento, ho ancora una cosa da farti sentire. Misi nel lettore un CD e gli chiesi: indovina chi è questo tastierista? Lui mi guardò perplesso, poi spalancò gli occhi ed esclamò: ma questo sono io!
Era un disco dei Material di Bill Laswell, che aveva campionato e rimixato Cucumber Slumber dei Weather Report con l’inconfondibile giro di basso di Alphonso Johnson e il liquido piano Fender col pedale wah-wah e il phaser MXR di Joe. Fu molto divertente vedere la sua espressione sorpresa e compiaciuta per essere stato riconosciuto e apprezzato.
L’altro episodio è più malinconico, perché fu l’ultima volta che lo incontrai. Penso che fosse il 2006 e ricordo che parlammo, tra le altre cose, di bassisti. Gli chiesi qual era stato il miglior bassista dei Weather e lui rispose proprio Al Johnson. Mi raccontò anche di come andasse orgoglioso del fatto che nelle college-radio i DJ utilizzassero campionamenti dei suoi pezzi come 125th Street Congress per i loro set, come a dire: ero in anticipo di trent’anni col groove.
Non è un caso che per il mio primo romanzo, quello che da il titolo anche a questo blog, inventai una storia imperniata sulla figura di Joe Zawinul. In Silenziosa(mente) Zawinul è vivo e vegeto nel novembre del 2012, ha da poco compiuto ottant’anni, ma ha fatto perdere le proprie tracce per motivi misteriosi che saranno svelati solo alla fine.
Purtroppo il caso volle che, mentre finivo di scriverlo quell’estate del 2007, Joe sparisse davvero e per sempre.
Sempre il caso volle che quell’11 settembre 2007 avessi in programma di intervistare Jimmy Haslip, il bassista degli Yellowjackets, che stava promuovendo l’album del venticinquennio del gruppo, contenente un documentario in DVD girato da Anthony Zawinul. Fu l’occasione per ricordare anche Joe.
L’estate scorsa ha girato, ma non credo in Italia, una tribute-band con alcuni ex membri del Weather come Ndugu Chancler e Alphonso Johnson. Mi pare che sia stato fatto poco per ricordare gli ottant’anni di Zawinul finora. Spero nelle prossime settimane di vedere qualcosa in più.

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