Davide Santorsola: Stainless (Autoprodotto)

Musicista autodidatta, preparato, colto, bravo, più attivo e noto all’estero che in Italia, Santorsola si lancia in un’avventura tra le più rischiose del jazz, ripetuta decine di volte con esiti alterni, ma mai completamente e univocamente definiti. Negli Stati Uniti, nell’età d’oro del jazz, si svolse una guerra silente, ma palpabile, tra musica classica e improvvisata, tanto che, quando un solista come Charlie Parker ad esempio, ma non solo lui, decideva di affiancarsi ad una sezione d’archi, l’ambiente del jazz era messo a rumore. Sono passati decenni e il rapporto tra spartito e improvvisazione è molto cambiato, anche grazie all’affermazione del jazz europeo, che con la musica scritta aveva un rapporto storico più consolidato. In effetti è una questione di suono e “scrittura”, che non tutti i musicisti colgono, spesso irrigidendo il solista o “spiegazzando” l’orchestra, allo scopo di far dialogare gli interlocutori, come se non parlassero la stessa lingua. Il musicista pugliese, invece, grazie anche alla duttilità del suo strumento, pare utilizzare l’orchestra d’archi come punteggiatura del fraseggio pianistico, per sottolineare concetti, fermare l’eloquio, cambiare marcia, dare respiro all’ascolto o indurlo alla riflessione. Non solo: il suono della registrazione, decisamente particolare, sfrutta le naturali risonanze dell’ambiente (non credo sia frutto di ricostruzione elettronica) conferendo naturalità e freschezza all’ascolto. Anche il repertorio risente della scelta all’insegna del dialogo tra generi musicali, partendo dai classici standard da musical come My Favourite Things e My Funny Valentine, I Loves You Porgy e The Way You Look Tonight, per arrivare al Brasile colto e popolare di Egberto Gismonti (Anéis), passando per Puccini, con una mini-suite che comprende le arie Nessun Dorma e E Lucevan Le Stelle, introdotte e legate da composizioni originali ispirate dalla modernità del musicista toscano, usato come rimando ai riferimenti classici su cui i musicisti si costruivano una nuova cultura e consapevolezza, all’inizio della storia del jazz,. Se ascoltate attentamente, qua e là avvertirete citazioni storiche gershwiniane, evansiane, ma anche strumenti nascosti, come l’organo a rinforzo degli archi in My Favourite Things, piccoli-grandi trucchi di chi conosce a fondo l’armonia e sa come usarla.

Giulio Cancelliere

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