Pino Daniele: La Grande Madre (Blue Drag)

Confezione extra-lusso per il nuovo album di Pino Daniele, La Grande Madre, il primo per la nuova etichetta indipendente Blue Drag, dopo il ben servito che reciprocamente si sono dati il musicista napoletano e l’industria discografica, non più compatibili per idee, interessi, strategie. L’album consta di dodici canzoni – undici inediti più la versione italiana di Wonderful Tonight di Eric Clapton – e di un ricco libretto di ottanta pagine con i testi e gli spartiti delle canzoni, tante foto e una dettagliata auto-biografia raccontata in terza persona. Il nuovo lavoro “indie” di Zio Pino, come ama farsi chiamare dai fan, si apre con tutto il sentimento di Melodramma, un pezzo tipicamente “danieliano”, ispirato ad un’immagine fissata nella memoria di tanti italiani, quando nel 1998, sulle prime note di Napule È, Pino Daniele fu raggiunto sul palco di Modena da Luciano Pavarotti: una fotografia in musica, in cui il lirismo è sottolineato da una languida Stratocaster, la chitarra d’elezione degli ultimi anni (in realtà una Suhr, modello Strat). Niente È Come Prima, un tempo medio ritmato sulla chitarra acustica e Due Scarpe, una ballad-bolero impreziosita dal sax soprano di Mel Collins, trattano il tema della difficoltà di rapportarsi col prossimo, quando, invece, basterebbe poco, un gesto gentile, un sorriso, per sciogliere la durezza che domina la nostra quotidianità (ricorda le tematiche di Basta ‘Na Jurnata ‘E Sole). La title-track è un bel blues veloce dai suoni graffianti con il trillante pianoforte di Chris Stainton e la voce di Pino Daniele che riprende svisate tipicamente africane. Potrà suscitare qualche perplessità la versione italiana del pezzo claptoniano, più luminosa e acustica dell’originale, ma è questione di gusti. Del resto Eric Clapton è spiritualmente presente un po’ in tutte le canzoni, soprattutto nel suono della chitarra di Pino. In Piedi Nudi, dall’incedere incalzante, torna Mel Collins al sax tenore, mentre The Lady Of My Heart è uno struggente blues in minore in cui l’autore di Je So’ Pazzo fa cantare la sua Stratocaster. Il Primo Giorno Di Primavera, per suoni e articolazione melodica, ricorda certe atmosfere anni Ottanta ed è ancora la chitarra elettrica a dominare, facendo la gioia di chi attendeva con ansia il ritorno di Pino Daniele allo strumento (d’altra parte, già in Electric Jam e Boogie Man c’erano i segnali). È l’Africa, con i suoi problemi secolari, a tenere banco in Searching For The Water Of Life, l’unico testo non firmato da Pino Daniele, ma da Kathleen Hagen, in uno slancio a favore di Save The Children, la grande organizzazione internazionale che in 120 Paesi del mondo vuole garantire ad ogni bambino un futuro dignitoso.
Coffee Time è la seconda pausa strumentale – o quasi – che Pino si ritaglia per sfoggiare la sfavillante sezione ritmica composta da Omar Hakim, Solomon Dorsey, Gianluca Podio e Rachel Z (in altri brani scintillano Steve Gadd, Willie Weeks e Mino Cinelu), che sfocia nello pseudo-rap di ‘O Fra, un esempio di “parlesia”, una sorta di gergo fonetico della cui origine si è persa la memoria e riesumato per l’occasione grazie a un’idea di Enzo Avitabile.
Come spesso succede nei dischi di Daniele, è una romantica ballad acustica – I Still Love You – a chiudere un disco dal respiro realmente internazionale e non solo per i musicisti che vi suonano, ma perché Pino Daniele è davvero un orgoglio nazionale d’esportazione, un compositore, un chitarrista, un cantante che, attraverso una discografia ampia, variegata e non sempre allo stesso livello (ma chi ha fatto sempre dischi perfetti?), ha raccontato una storia musicale importante, preziosa, che ha cambiato il modo di concepire la canzone napoletana e la canzone dialettale in genere, ma anche la musica italiana tutta.

Giulio Cancelliere

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