Giovanni Francesca: Genesi (Auand)

Diciamolo subito: un disco, come un libro, non va giudicato per la copertina, anche se l’etichetta per cui incide è spesso provocatoria in questo senso. Genesi va ascoltato, indipendentemente dall’involucro che lo contiene. L’esordio discografico del chitarrista Giovanni Francesca si apre con la dolce e rassicurante melodia di Carillon, sotto la quale pulsa un cuore ritmico che prelude ad un rullare di tamburi militaresco, fino al deflagrare sonoro entro cui si celano voci di comizianti ben noti agli italiani. Lo stralunato valzer di Risveglio, introdotto dal contrabbasso di Marco Bardoscia, che interviene successivamente in assolo, rimanda ad un clima più jazzistico col bel violino di Raffaele Tiseo e il leader che imbraccia l’acustica. La linea melodica della title-track viene doppiata dai fiati di Luca Aquino e Alessandro Tedesco, rispettivamente al flicorno e al trombone, prima di dare spazio ad un altro solare intervento di chitarra e rientrare nell’arrangiamento della parte conclusiva del pezzo. Possiamo Andare è un brano elettrico punteggiato da inquietudini elettroniche, agitate da Francesca, che spezzano il tempo fino ad un drammatico crescendo orchestrale e rock. Al suono cameristico di Manina, cui contribuiscono il violoncello di Cristiano Della Corte e ancora la tromba di Aquino, si contrappone la ritmica secca e frusciante di Marisol, dove la chitarra solista evoca graffianti influenze beckiane, mentre  in Paesìa Gianluca Brugnano stacca un bel tempo funky in sette ottavi  dando luogo ad una serie di intrecci improvvisati tra fiati e chitarra elettrica. Montevideo è una rock ballad elettroacustica, ma Iter ci riporta all’ambiente più intimo e riflessivo caratterizzato dagli archi, con la ritmica che interviene a sparigliare le carte e la chitarra acustica a metter pace tra le sezioni. La conclusiva e serena Quarto Miglio prevede l’unico intervento di pianoforte in un album che è l’apoteosi degli strumenti a corda e a percussione, una scelta sonora interessante, unita all’uso creativo dell’elettronica e alla fusione di generi, che perseguono un unico obiettivo: la leggibilità e la melodia. Un bel debutto per questo chitarrista dall’esperienza variegata tra pop, jazz e fusion, che l’ha formato e gli ha dato agio di sperimentare liberamente, seguendo l’ispirazione, senza vincoli formali apparenti. Ed è solo la Genesi, aspettiamo gli altri capitoli.

Giulio Cancelliere

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