C. McBride: The Good Feeling/Conversations with Christian (MackAvenue)

Conobbi Chris McBride circa quindici anni fa, all’epoca della sua partecipazione al film Kansas City di Robert Altman. Era un ragazzone poco più che ventenne della scuderia Verve, quando la gloriosa etichetta fondata da Norman Granz nel 1956 allevava ancora in gran numero di “young lions” del jazz come Roy Hargrove, gli Harper Brothers, Gary Thomas, Uri Caine, Django Bates, Nicholas Payton, Chris Botti, Courtney Pine, Mark Whitfield. Era già un affidabile accompagnatore e un brillante solista. Oggi che ha quarant’anni si può permettere anche di uscire quasi in contemporanea con due dischi a proprio nome: The Good Feeling è la realizzazione di un vecchio sogno, quello di dirigere una big band e arrangiare una serie di composizioni, tra standard e originali, per un discreto ensemble di sedici elementi, quanto basta per produrre un sound corposo e potente. Merito di una perizia consumata, da parte del leader, in migliaia di ore di studio di registrazione e di concerti, affiancato da maestri come Chick Corea, Joe Henderson, Wynton Marsalis, Pat Metheny, Herbie Hancock, Hank Jones, ma pure Bruce Hornsby, Sting e James Brown. Qui si avvale dello smalto di vecchi amici come Ron Blake, da molti anni suo partner ai sax, Steve Davis al trombone e il buon Nick Payton alla tromba, compagno d’avventure e sperimentazioni giovanili dentro e attorno al jazz. Alla big band si aggiunge l’elegante voce di Melissa Walker in tre brani come The More I See You, A Taste Of Honey e la frequentatissima When I Fall In Love. L’altro album, Conversations with Christian, è più particolare: si tratta di tredici duetti, che il bassista di Philadelphia ingaggia con altrettanti solisti, tra cantanti e strumentisti, dando luogo ad un collage di generi, colori, atmosfere davvero variegato. Si parte con la straordinaria Angélique Kidjo e la sua Afirika, passando per le incursioni para-classiche della violinista Regina Carter, le ubbìe esistenziali di Sting, il rovente caribe di Eddie Palmieri, fino al possente pianismo di George Duke, il feeling sulfureo di Dee Dee Bridgewater, la latinità tanghera di Chick Corea,  la morbidezza chitarristica di Russell Malone, per concludersi con una spiritosa Gina Gershon, l’attrice americana famosa per la sua parodia di Sarah Palin, allo scacciapensieri (sì, proprio u marranzanu), impegnata in un cocente blues con influenze pellerossa e culinarie. Anche se la formula non è più originalissima, la realizzazione è senza dubbio gustosa e apprezzabile.

Giulio Cancelliere

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