Classica Orchestra Afrobeat: Shrine On You (Sidecar)

Se il sincretismo culturale e la contaminazione (termine inquietante, ma certamente efficace) sono la cifra dei nostri tempi, la Classica Orchestra Afrobeat si colloca in Italia al centro e in cima a questa tendenza con la sua rilettura “da camera” della musica di Fela Kuti, l’eroico pioniere nigeriano della musica moderna africana. Nata nel ravennate per volontà di un gruppo di giovani musicisti “colti” e diretta, non a caso, da un batterista, Marco Zanotti, la Classica Orchestra Afrobeat fa polpette di ogni barriera pregiudiziale sulla musica “non colta” e pone automaticamente ogni forma espressiva che abbia a che fare con suoni e vibrazioni organizzati emessi da strumenti di qualsiasi natura e genere, sotto un’unica cappella artistica. L’attacco di clavicembalo e oboe che apre l’album sul riff di No Agreement ci fornisce subito la misura di quanto ci si sia spinti avanti e cosa ci aspetti. In effetti, se il suono degli strumenti ci rimanda inevitabilmente ad una tradizione europea consolidata nel nostro immaginario auditivo, le linee melodiche, scritte ed improvvisate, sostenute da una ritmica di accentazione funk, non possono che farci pensare ad un jazz di matrice inesorabilmente africana, in un gioco di rimandi ed echi di qua e di là dall’oceano Atlantico e del Mediterraneo. E quando il coro canta “no agreement today, no agreement tomorrow” comprendiamo definitivamente che non saranno fatti sconti. Pochi istanti dopo arriva Kologbo, per anni chitarrista e assistente di Fela Kuti, a ricordarci che la musica del suo nume musicale non morirà mai e ad introdurre Mr Follow Follow, caratterizzata dal classico call and response tra solista e coro e un bel solo di violino. L’incedere solenne di Shenshema prelude alle svisate di un clarinetto che potrebbe osare di più e ad un interludio percussivo cui partecipa lo stesso Kologbo, che tornerà alla chitarra nella conclusiva e corale Water No Get Enemy. L’intreccio ritmico di Go Slow è simpaticamente ipnotico e destabilizzante e il clarinetto è decisamente più adeguato al clima sopra le righe. La notturna Trouble Sleep Yanga Wake Am introduce l’ocarina come strumento solista, assieme ad oboe, clarinetto: una scelta azzardata, forse, ma interessante sotto il profilo storico – è uno strumento antichissimo – e antropologico, visto che in Europa l’ Emilia Romagna ne è la patria riconosciuta. Il ritmo torna incalzante nella celeberrima Zombie, che vede ospite Seun Kuti, uno dei figli, forse il più autorevole, del padrino dell’afro-beat, il cui intervento vocale è stato registrato a Lagos in Nigeria. La Tocata per B Quadro, l’unico brano originale, è il preludio per Observation Is No Crime, uno dei pezzi da combattimento del cosiddetto Presidente Nero, scomparso nel 1997. Fela Kuti definiva l’afro-beat la musica classica moderna: può sembrare una contraddizione in termini, ma inserita nel contesto eurocentrico è un’affermazione che conserva ancora oggi tutta la sua carica culturalmente esplosiva e la Classica Orchestra Afrobeat non ha fatto altro che innescare il detonatore. Un DVD contenente un documentario sulla nascita del progetto e la registrazione del disco arricchisce ulteriormente un lavoro musicalmente e socialmente degno di elogio.

Giulio Cancelliere

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