Laura Lala – Sade Mangiaracina: Pure Songs (St. Louis Jazz Collection)

Alla perenne ricerca di nuovi sfoghi, lo spirito del jazz percorre anche sentieri insospettabili, persino in quella terra di Sicilia dove è nata la prima orchestra stabile di jazz, ma forse, non immaginava che avrebbe dato luogo anche ad una forma vernacolare della musica più rivoluzionaria del secolo passato. Ci hanno pensato la cantante Laura Lala (un nome musicalmente perfetto) e la pianista Sade Mangiaracina, che, dopo  mesi di concerti in giro per l’Italia, hanno riassunto il feeling che le animava in questo Pure Songs, un disco che restituisce in toto ciò che promette il titolo. La forma-canzone è l’intelaiatura flessibile all’interno della quale si intrecciano le linee dei solisti e che ordiscono, in apertura, l’incedere deciso di In The Night e il valzer autobiografico Make Us One, sorta di manifesto artistico-programmatico delle due musiciste; è ancora un tempo ternario, con qualche asimmetria destabilizzante, che ci trascina con La Varca dei pescatori in mezzo alla pericolosa imprevedibilità del mare e di nuovo in dialetto è Laura, in S’Iddu Moru, che rielabora un tema di Mascagni mescolandolo alla canzone popolare a riprova che il jazz è un linguaggio realmente trasversale. La breve Love, cantata in inglese e italiano e la pensosa Bread ci separano da un altro pezzo dialettale, L’Urtimo di Urtimi dal beat marziale addolcito da un bel solo di pianoforte di Sade e dai ricami di sax soprano di Marco Spedaliere. The Right Key ci porta su un terreno soul-gospel, mentre la drammatica Idda, introdotta dalla batteria di Claudio Mastracci, vede comparire il conterraneo Salvatore Bonafede con un intervento di forte sapore mediterraneo. Dear Music sottolinea la veemenza pianistica di Sade Mangiaracina, ma alla fine è ancora Bonafede che chiude sulla ballad Pardon, lasciando in sospeso un discorso che speriamo riprenda presto, discograficamente parlando, mentre dal vivo Laura e Sade sono in giro per l’Italia e consiglio caldamente di andarle a sentire.

Giulio Cancelliere

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