Amanda e La Banda: The First And The Last (Odd Times Records)

Li vidi mesi fa alla presentazione di questo disco in un locale di Milano dove si esibirono per circa due ore e mezzo, senza mai tirare il fiato e senza dare tregua al pubblico. Mi dissi che era straordinario vedere una band che si concede così a lungo in un’epoca di tempi contingentati e paghe ridotte all’osso per i musicisti. Tuttavia, esprimendo dentro di me tutta la solidarietà per lo sforzo prodotto, non mi ritenevo soddisfatto del risultato emotivo. Il blues è una musica fatta di carne e sangue, sudore, lacrime e risate sguaiate: ebbene, di tutto ciò in quei 150 minuti avevo visto poco, giusto il sudore per la fatica fatta dai musicisti sul palco, a cominciare dalla leader e cantante, Amanda Tosoni, autrice e compositrice di tutti i pezzi originali, che si “sbatte” sul palco con generosità ed esprime una vocalità matura e realmente blues (nera o bianca non importa, non è quello il problema), sotto il profilo strettamente musicale. E il disco conferma l’impressione: c’è come un senso di “trattenuto” in buona parte dei pezzi, alcuni anche pregevoli, come la ballad Sun Needs Your Smile o la divertente e rabbiosa I Can’t Sleep On Sunday Morning. Nel primo, in particolare, Amanda finalmente si lascia andare ad una espressività soul che viene dal cuore, mentre il chitarrista Gabriele Tonsi non sfrutta il momento di intensità, mettendo poca passione in un assolo che avrebbe potuto essere straordinario date le sue qualità di strumentista. Nel secondo, invece, è Tonsi ad avere finalmente la meglio, ruvido e aggressivo come si deve, mentre Tosoni è forzata e manieristica. Il resto dei brani hanno delle potenzialità che non vengono sufficientemente espresse (My Father Is A Biker potrebbe essere devastante se reso nel modo giusto), nonostante la ritmica pulsante di Andrea Caggiari e Massimo Covini e le belle tastiere (l’organo Hammond sembra vero e ben suonato, anche se è una tastiera Nord Stage) di Matteo Boldini.  Personalmente Amanda e La Banda mi fa lo stesso effetto di Robert Cray, quando penso a Stevie Ray Vaughan: credo di far loro un favore dicendo al pubblico di non badare troppo al disco, che non rende giustizia al gruppo, ma di andare ai loro concerti, applaudirli e incitarli a dare di più, perché di energia di riserva ne hanno ancora ed è bene che la tirino fuori. Amanda e La Banda è un progetto vero, originale, autentico e solo questo merita di essere apprezzato, in confronto a tanta inutilità circolante, ma un passo avanti verso una passione più accesa andrebbe fatto.

Giulio Cancelliere

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