Sostiene Bollani: la cultura col sorriso in tv

Giunto alla terza puntata, Sostiene Bollani si conferma uno dei migliori programmi musicali della televisione italiana dai tempi di D.O.C. di Renzo Arbore, che aveva, comunque, intenti diversi. Non ho mai capito la vulgata televisiva secondo cui la musica catodica non funzionerebbe, se non come riempitivo e che i cantanti farebbero scendere lo share. Probabilmente dipende dalla musica, dai cantanti e da come vengono proposti. Nel piccolo e accogliente salotto musicale di Stefano Bollani, cantanti e musicisti sono messi a proprio agio e fanno quello che sanno fare con naturalezza e passione e, forse, per ciò bucano lo schermo e arrivano nelle case. Nella prima puntata non vedevamo una Irene Grandi così partecipe da tempo e il clarinettista Gabriele Mirabassi ha saputo essere persino commovente; nella seconda, la marching band dei Funk Off ha portato una ventata di simpatico caos al limite del free, mentre Musica Nuda e Peppe Servillo hanno regalato emozioni profonde e inquietanti; ieri notte, nella terza, il padrone di casa, con le consuete scarpe bicolore, elegante più del solito (la cravatta della seconda puntata è sparita, in compenso la camicia è finalmente entrata nei pantaloni) ha “sostenuto” una breve e intensa lezione sulle avanguardie d’inizio secolo – un periodo molto amato dal pianista – da Stravinsky a Cocteau, da Clair a Duchamp, da Breton a Man Ray, dai surrealisti agli espressionisti, passando per Satie, per arrivare con un salto mortale sino a John Cage. È stato il grande musicista americano con la sua composizione silenziosa 4’33’’, a offrire il destro per uno dei momenti di televisione più divertenti e stralunati degli ultimi anni, grazie alla bravura di Caterina Guzzanti, che, nello sketch della voltapagine, è stata a dir poco superlativa, rinverdendo le atmosfere dei grandi show del sabato sera in bianco e nero, da Senza Rete a Canzonissima e, oserei dire, persino Studio Uno con Mina, quando tra gli ospiti spesso figurava un certo Jacques Tati. Bollani, dal canto suo, dimostra di possedere una cultura musicale totale, che va al di là degli studi accademici e della frequentazione del jazz o del pop-rock, ma arriva sino alle storie “piccole”, quelle della canzone italiana degli ultimi cento anni, che non è prevista nei programmi del Conservatorio e non è territorio d’incursione per jazzisti curiosi, non con consuetudine almeno, e la diffonde con la leggerezza e la chiarezza di chi ha assimilato la materia, l’ha sulla punta delle dita e la vuole davvero divulgare. Un piccolo “dietro le quinte”: secondo quel che si diceva ieri in studio, Bollani avrebbe disertato buona parte delle prove a causa dei suoi impegni concertistici – se ne lamentava tra il serio e il faceto Caterina Guzzanti pochi minuti prima della diretta – ma se i risultati sono quelli che abbiamo visto, significa che lo spirito dell’improvvisazione ha infestato tutto il programma, ospiti e tecnici compresi e, come sempre succede, inspiegabilmente tutti hanno concluso nello stesso momento. Come nel jazz.

Giulio Cancelliere