Ho una mia teoria rispetto alla moda di “orchestrare” la musica pop, come hanno fatto recentemente Sting e Peter Gabriel, ma, in tempi passati anche i Metallica e nella preistoria del rock, persino i Deep Purple, per non dire dei connubi, mai davvero felici e completamente soddisfacenti, tra jazz e musica classica. In realtà, è come se gli artisti “non classici” soffrissero di una sorta di complesso d’inferiorità, mai dichiarato, rispetto al mondo accademico e volessero in qualche maniera nobilitare la loro creatività ammantandola di “cultura”. Viceversa, le orchestre sinfoniche sembrano sentirsi più al passo coi tempi se scendono di qualche gradino per portarsi al livello del pop, incrementando il fatturato delle etichette per cui registrano: Deutsche Grammophon, Decca e così via. Sogno N°1 è un caso a parte, perché l’idea è nata in un ambito alquanto ibrido, da un musicista, tastierista, produttore, arrangiatore, direttore d’orchestra inglese come Geoff Westley, già collaboratore di Battisti ai tempi di Una Donna Per Amico e Una Giornata Uggiosa e di moltissime star pop internazionali, che ha voluto vestire le canzoni di Fabrizio De André con i suoni della London Symphony Orchestra.